Panchine
- Staff Viaggi Solidali

- 21 gen
- Tempo di lettura: 1 min
di Beppe Sebaste
Editori Laterza, 2008
La panchina è l’ultimo simbolo di qualcosa che non si compra, di un modo gratuito di trascorrere il tempo e di mostrarsi in pubblico, di abitare la città e lo spazio. La panchina è un luogo di sosta, un’utopia realizzata

Panchine
«La letteratura è piena di panchine perché parla della vita della gente – e la gente, sopra ogni cosa, aspetta, e aspettando gira a zonzo e si siede dove capita. Le panchine sono simboli della soglia, sottili frontiere tra dentro e fuori, «oggi in via di estinzione, come se la loro gratuità (la loro grazia), nel nuovo orizzonte del welfare fosse assolutamente da bandire». E un autore che, seduto sul ciglio del mondo, si allena a lasciare libera la mente di vagare, divagare. Passeggiare da fermo.
Beppe Sebaste
nato a Parma nel 1959. Laureato all’università di Bologna, è scrittore e poeta. Si è dedicato prima alla poesia underground per poi esordire poco più che ventenne come scrittore. Ha pubblicato numerosi racconti. Attualmente vive a Roma e soprattutto a Narni – dove ha dato vita a un luogo per le arti denominato Stanza – Ci Sono Cieli Dappertutto.





This was a calm and meaningful read. The quote about benches makes the topic feel simple but surprisingly deep.
Thoughtful article. It shows how everyday things can carry meaning when viewed through literature and memory.
I like how this post connects a simple object with deeper ideas about time, space, and personal reflection.
This is an interesting literary note. The idea of a bench as a symbol of rest, freedom, and public life feels thoughtful and poetic.
A very reflective article. The idea that a bench is not just a place to sit, but also a small space for pause, openness, and personal freedom, makes the topic feel meaningful and poetic.