IMPRONTE: ARMANDA, LA VIAGGIATRICE TRAVOLGENTE

Ciao Armanda, che tipo di viaggiatrice sei, da zaino o da valigia?
Io e mio marito siamo sempre stati viaggiatori, abbiamo fatti tantissimi viaggi e di tutti i tipi. Quando eravamo più giovani ce li organizzavamo da soli, o meglio, non li organizzavamo, mettevamo lo zaino in spalla e via.
Appena sposati siamo andati in Egitto, per esempio. Era il 1982 ed è stato un modo per fare la dieta (ride), tornati lui aveva perso sei chili, io quattro. Al tempo non c’era tanto da mangiare, se non cibo di strada, non c’erano mica supermercati. Fai conto che per andare a vedere le piramidi di Giza allora bisognava fare svariati chilometri in autobus, oggi invece la città si estende praticamente fino a là.
Da qualche anno abbiamo cominciato a partecipare a viaggi di gruppo organizzati, un po’ per la necessità di viaggiare spesso separat, un po’ anche per un senso di sicurezza.
Un oggetto che secondo te non può mancare in valigia?
Il saccoletto! Io mi adatto veramente a qualsiasi condizione, e il saccolenzuolo mi permette di dormire in ogni situazione, anche in luoghi che non sono proprio in linea con i nostri standard igienici.
Che tipo di persona sei in viaggio e nella vita?
Sono una persona curiosa, molto socievole, mi piace parlare e conoscere nuove persone: trascinare e farmi trascinare.
Cerco di cogliere sempre il meglio da quello che c’è e mi appassiono facilmente.
Ti faccio un esempio.
Il camminatore in famiglia è Antonio, mio marito. Nel 2012 ho deciso di seguirlo per la prima volta e abbiamo fatto un pezzo del cammino di Santiago partendo da Leòn. Una fatica che non ti dico, ad agosto faceva caldissimo…
Però mi ci sono appassionata e da allora facciamo almeno un cammino l’anno. Di solito partiamo nel periodo di Natale e andiamo a sud, negli ultimi anni in Italia: la Magna Via Francigena, il Cammino Materano, il Cammino del Cilento e altri…
E mi piace così tanto lo spirito dei cammini che ho cominciato a fare anche la hospitalera! Cioè vado come volontaria ad aiutare a gestire gli ostelli a donativo, a Roma o lungo la via Francigena: la mattina puliamo, rifacciamo le stanze, cuciniamo; mentre dal pomeriggio accogliamo i pellegrini con tutte le loro storie e le loro originali ragioni per mettersi in cammino.
Qual è stato il viaggio più significativo per te?
I viaggi che mi rimangono più dentro sono quelli immersi nella natura. Sono quelli che mi regalano le emozioni più forti.
Namibia, Brasile…anche il Marocco per i suoi tramonti stupendi.
La Bolivia con le sue lagune colorate, il lago salato immenso che ti pare di essere in un mare bianco.
Il Perù con la montagna dai mille colori a 5000 metri e a fianco una valle rossa rossa..
Ma anche il ghiacciaio Perito Moreno in Argentina!
Gli spazi immensi del Sudamerica sono da togliere il fiato. A emozionarmi sono soprattutto gli scenari, i paesaggi, le combinazioni dei colori, le linee, gli accostamenti di terre, cieli e acque.
E qual è stato invece il viaggio più divertente, più spensierato?
Devo dirti che i viaggi io li ho vissuti tutti in modo leggero, mi godo soprattutto la socialità, con i compagni di viaggio e con le persone del luogo.
Per contrasto mi è venuto in mente invece l’unico viaggio che mi ha fatto stare proprio male… Cuba. Io me lo immaginavo come un paradiso, invece mi ha proprio segnato con un grande dispiacere. Sarà che sono cresciuta con il mito della rivoluzione…invece non hanno niente, nè nei negozi di alimentari, nè nelle farmacie. L’embargo americano li sta devastando.
Ecco dai, mi è venuto in mente anche un viaggio spensierato. All’inizio degli anni Ottanta mio marito ha fatto una gara di sci di fondo a lunga percorrenza in Svezia, la Vasaloppet, e io l’ho seguito, insieme a un po’ di nostri amici. Eravamo giovani, spensierati davvero, pieni di curiosità, dormivamo nelle palestre delle scuole, nei sacchi a pelo, in modo molto spartano.
C’è qualcosa che hai imparato in viaggio e che ti porti nella vita?
Penso che mi abbia insegnato molto a stare nel presente, a stare bene in quello che sto facendo, a provare gratitudine per quello che ho in un dato momento, e che la serenità non ha a che fare solo con il dato materiale. C’è un certo pragmatismo che mi appartiene, che fa parte di me, ma che sicuramente si è rafforzato nel viaggiare: “se una cosa è un problema risolviamolo, ma non cerchiamo problemi lì dove non ci sono”. Questo aiuta molto a stemperare le difficoltà che si possono incontrare sia nella vita che in viaggio.
C’è un incontro fatto in viaggio che è stato per te particolarmente importante?
Ho cominciato sette anni fa a partecipare a viaggi di gruppo, perché io e mio marito ci diamo il turno per aiutare nostro figlio con il nipote e quindi non riusciamo spesso a viaggiare insieme.
Con Viaggi Solidali ho conosciuto un sacco di persone con cui sto bene, e alcune, come Milvia e Maria, incontrate in Uzbekistan, con cui siamo diventate amiche e continuiamo a viaggiare insieme regolarmente. Si è creato un gruppo, che man mano si allarga, con cui ci troviamo anche in Italia, andiamo a fare cammini, a visitare città, o semplicemente ci ospitiamo l’un l’altra per passare del tempo insieme.
Io amo fare rete, tenermi aggiornata su dove sono i vari viaggiatori che ho conosciuto, coinvolgere le amiche nelle prossime mete.






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I love hearing stories like this because they show how much travel has changed over the years. That Egypt trip sounds unforgettable, especially the contrast between then and now. I can imagine how adventurous it must have felt to explore with just backpacks and no detailed plans. Even though Veck IO is a completely different kind of adventure, I enjoy how both travel and games can create memorable experiences!