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IMPRONTE: I VIAGGIATORI IN CAMMINO/ CAMMINANTI


Banner dell’intervista Impronte dedicata a Giampaolo e Stefania, viaggiatori e camminanti tra natura, volontariato e incontri nel mondo.

Che tipo di viaggiatori siete? Che tipo di viaggio vi piace, cosa cercate, siete più viaggiatori da zaino o da valigia, da viaggio organizzato o indipendenti….


GP: Mi piace fare il più possibile viaggi a piedi, in modo lento, sostenibile, lasciando meno tracce possibili, viaggi in cui si conosce la realtà di un luogo attraverso incontri personali. Cerco di evitare “i fortini da turisti” che stanno dentro ai resort.


S: Abbiamo sempre camminato tanto in montagna, andando per rifugi. Poi abbiamo conosciuto la tipologia di viaggio in cammino ed è decisamente la nostra dimensione.

Il viaggio organizzato mi piace perchè ti permette di conoscere di più che se te lo organizzi da solo, di entrare in contatto con persone, associazioni, realtà locali.


GP: Sicuramente siamo viaggiatori da zaino, o almeno lo sono stato fino a ora, poi chiaro, magari con l’età cambierà. Per esempio, adesso siamo appena tornati dalla Ruta del Pedra en Sec, che attraversa tutta la Sierra de Tramontana, nella parte nord dell’ isola di Mallorca.


S: Non siamo persone stanziali, questo è sicuro! Per quanto riguarda l’organizzarsi o farsi organizzare, all’estero ci facciamo più portare… A me piace farmi accompagnare, lo vedo come un punto di ricchezza!

Poi certo, in Italia i cammini ce li gestiamo noi.


Qual è l’oggetto che è immancabile nella vostra valigia -o meglio, nel vostro zaino, nonostante l’essenzialità richiesta dalla tipologia di viaggi che fate?


GP: Me l’avessi chiesto 20 anni fa, che già camminavo, ti avrei detto un libro. Ora ti dico un lettore kindle, ma la sostanza non cambia, qualcosa da leggere, magari pensato ad hoc per il tipo di viaggio che sto facendo.


S: Io invece prima di partire scelgo sempre un paio di orecchini che mi metto e non mi tolgo più per non perderli, quindi devono essere piccolini per non darmi fastidio. In viaggio non mi trucco, però gli orecchini ce li devo avere! Una piccola vanità nella ricerca di essenzialità.


Raccontateci qualcosa di voi, come vi presentereste?


GP: È un momento particolare adesso perchè sto per andare in pensione. Finora ho sempre lavorato nell’information technology e quindi ho dovuto ritagliarmi i giorni per fare i viaggi che interessano a me. Adesso si apre questa nuova prospettiva di avere più tempo a disposizione e spero di riempirlo di camminate, gite in montagna, nuoto…e viaggi!


S: Io sono un’ostetrica. Non ho sempre fatto questo lavoro, fino a 35 anni lavoravo nel marketing per una nota azienda di make-up, poi mi sono licenziata e ho ricominciato a studiare. Mi piace il cambiamento, ogni dieci anni ho bisogno di fare dei cambiamenti importanti, mi stanco della routine. E siccome Giampaolo va in pensione, io sono di 9 anni più giovane, io mi sono licenziata e venerdì prossimo è il mio ultimo giorno di lavoro!

Così avremo più tempo per viaggiare insieme….l’intento è quello!

Poi mi piacerebbe anche riprendere a fare volontariato, vorrei tanto provare a entrare in carcere o anche con le donne. Una cosa che mi piacerebbe tantissimo è fare un’esperienza di volontariato come ostetrica andando in qualche area dell’Asia o dell’Africa.

…Però vorrei che venisse anche lui! Perchè noi ci conosciamo da 40 anni e siamo abituati a fare tante cose insieme.


Qual è stato il viaggio per voi più significativo?


S: Per me il viaggio più significativo è stato sicuramente il primo viaggio che abbiamo fatto in Palestina, nei territori occupati, a piedi. Abbiamo avuto la fortuna di andare con questa guida che aveva lavorato come volontaria con l’Associazione Colomba: ci sono (o almeno c’erano) dei volontari che stanno sulle colline di Hebron a protezione dei villaggi, per scoraggiare e registrare le aggressioni dei coloni israeliani.

Lei aveva organizzato questo viaggio a piedi che partiva da Gerusalemme. Abbiamo avuto come guide prima israeliani ebrei ma pacifisti che collaboravano con i palestinesi, poi guide palestinesi.

Mi viene ancora la pelle d’oca parlandone, dopo dieci anni. È stato un viaggio ricchissimo per la dimensione umana dei racconti, è stato molto intenso per quanto riguarda l’adattamento, soprattutto per le condizioni igieniche.


GP: A me è rimasto nel cuore il viaggio fatto insieme in Nepal, vedere per la prima volta la natura immensa dell’Himalaya, così diversa da quella che circonda noi, le montagne così alte, i fiumi immensi e impetuosi tanto che avevano distrutto la strada…

E poi anche perché è stato la prima volta che ho visto questo mondo di templi induisti, monasteri buddisti, che mi hanno colpito particolarmente. E infatti già programmiamo di tornare!


E invece qual è stato il viaggio più divertente, più spensierato?


GP: Quello che abbiamo fatto in Giappone, perché ce lo siamo organizzato tra di noi e abbiamo visto tanti luoghi. Il giro era piuttosto classico: Tokyo, Kyoto, Osaka.. Abbiamo visto tante cose e toccare con mano la mentalità dei giapponesi, perchè anche se non riuscivamo molto a comunicare, la vedi ovunque intorno a te: lo vedi da quando arrivano i treni in stazione e gli inservienti si inchinano per salutare i passeggeri; quando la gente si mette direttamente in coda… Le persone fanno il possibile per non essere di peso agli altri, per non disturbare o essere di intralcio: per esempio, quando entri nella metropolitana ti ricordano che lo zainetto non va tenuto dietro perchè disturba, che il cellulare va spento perchè non deve suonare, non puoi parlare al telefono.

E da quando arrivi in aeroporto ti vengono comunicate e ricordate tutte queste piccole attenzioni da avere…Ti ricordi Stefania il bagno in aeroporto? C’era un pulsante per i ciechi che quando lo premevi diceva tutte le indicazioni per orientarsi all’interno dello spazio.

In Giappone la centralità nella società non è l’individuo ma la comunità.


S: Per me la cosa più bella, spensierata, libera è stato camminare nel deserto di sabbia, sia in Marocco nel deserto del Sahara, sia nel Wadi Rum in Giordania.


C’è qualcosa che avete imparato in viaggio e che vi siete portati nella vita?


S: Viaggiare mi ha cambiata perché mi ha aperto l’orizzonte, mi ha aperto la vista. Mi ha insegnato a pensare in grande, a cercare una visione del tutto e a ridimensionare i problemi.


GP: Per me la più grande lezione è la capacità di rompere le abitudini: spesso abbiamo viaggiato in luoghi senza acqua calda, dove non trovavamo tutto preparato. All’inizio è sempre impegnativo, ma quando si supera questo primo scalino, quando si supera l’idea di come le cose devono andare, di come devono essere, impariamo che siamo in grado di adattarci!


S: Non solo adattarci, vivere bene!

Se non c’è la doccia, non succede niente. Fare la doccia tutti i giorni è un lusso, non è davvero un bisogno.


Un incontro prezioso che avete fatto in viaggio?


GP: L’incontro con i palestinesi, quando siamo stati ospitati nella loro casa una volta, e un’altra in una grotta che usano come magazzino per il mangime.

Mi ricordo che ci dicevano che dovevano scavare un pozzo per poter accedere all’acqua, ma non potevano farlo di giorno perché sarebbero stati visti, dovevano farlo di notte. C’è una persona in particolare, con cui purtroppo dallo scoppia della guerra abbiamo perso i contatti…


S: Un incontro in negativo, veramente scioccante è stato quando eravamo a Hebron che c’erano i soldati israeliani con il mitra spianato, tutti ragazzini di diciott’anni, e mai nella vita avrei pensato di trovarmi con un mitra a pochi centimetri…

Il viaggio significa esporsi, non sempre a delle situazioni solamente piacevoli.

3 commenti


Dulce Moore
2 giorni fa

I truly loved reading about everyone's "camminanti" trips! It's remarkable how walking can be such a transformational experience for both the body and the spirit. I recently climbed a trail that caused me to slow down block blast and appreciate nature more; afterward, I felt incredibly connected.

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I love how you describe slow, foot‑based trips and connecting with locals—it reminds me of planning a talk where a presentation timer helps keep things smooth and on track while you share those stories.

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If you enjoy games that reward skill and persistence, Dinosaur Game deserves a place on your playlist. Every failed run teaches you something new, making each attempt feel like a step toward a new personal record.

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