ELISABETTA - LA VIAGGIATRICE ONNIVORA
- Staff Viaggi Solidali

- 2 giorni fa
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Ciao Elisabetta, so che da sempre fai tantissimi viaggi. Che tipo di viaggiatrice sei, che cosa ti spinge a partire?
Sono una viaggiatrice onnivora, mi interessano le connessioni e i funzionamenti interni alle culture, ma anche attraverso società distanti. Come nell’ultimo viaggio fatto insieme in Ladakh, dove mi sono emozionata a vedere come alcuni dettagli pittorici assomigliassero a dipinti di Bosch. Mi piace scoprire come ovunque nel mondo l’uomo sia capace di trovare delle soluzioni belle.
Fino a qualche anno fa il mio interesse era principalmente per la storia antica, ma pian piano sto imparando ad aprirmi e apprezzare la contemporaneità come quella parte della storia in cui noi stiamo vivendo.
Non sono una che ama l’avventura per l’avventura, il viaggio zaino in spalla e tenda di per sé, però se ha un senso mi adatto allo scopo. Pur di fare l’esperienza che mi interessa mi metto alla prova ed esco dalla mia zona di comfort…e finisce sempre che scopro qualcosa di me.
Il mio motto è: no drammi!
Ti capita mai di sentirti una persona diversa quando viaggi rispetto a quando sei in Italia?
Beh in viaggio sono sicuramente più duttile, molto più duttile di quando sono a casa. Lascio andare il mio bisogno di controllo.
Ho fatto dei viaggi che ripensandoci mi dico: “Ma come ho fatto a non andare fuori di testa in situazioni del genere?”. Tipo nello Yemen che giravano tutti con i mitra, se me l’avessero detto a casa non credo ci sarei andata! Ma una volta che sono là, certo che non te me la vado a cercare, però trovo sempre le risorse per gestire le cose.
È una cosa che si impara anche con il tempo, a prendere fiducia nelle proprie capacità di fronte alle situazioni impreviste.
C’è qualcosa che non può mancare nella tua valigia, senza cui ti senti persa?
No, direi di no. Mi dico sempre che se mi sono dimenticata qualcosa la troverò, e se non la troverò vuol dire che non è indispensabile.
Tra l’altro non faccio mai liste, non le sopporto! E faccio sempre la valigia all’ultimo momento perché sono convinta che se faccio prima mi dimentico di sicuro qualcosa.
Poi certo, mi preparo prima per quanto riguarda attrezzature, visti ecc… Non vado in Lapponia in jeans, ecco!
Tu di viaggi ne hai fatti veramente tanti…che rapporto hai con i viaggi di gruppo?
Sì è vero, ne ho fatti tanti, distribuiti negli anni, ma ho iniziato presto e non ho mai smesso…e ne ho ancora tanti da fare.
Guarda, il mio primo viaggio fuori Europa è stato un itinerario di gruppo in Turchia nel 1988. Non conoscevo nessuno ma lì ho incontrato la mia compagna di stanza, Anna, che è diventata ed è tuttora una delle mie migliori amiche. Continuiamo ancora a frequentarci, a fare le vacanze insieme e a viaggiare insieme!
Anche con Carlotta, conosciuta in Ladakh con te e Viaggi Solidali questa estate, stiamo programmando insieme un prossimo viaggio.
Certo, con il tempo si affina la conoscenza delle agenzie e si capisce dove è più probabile trovare persone allineate ai propri valori e ai propri interessi…
Ti dirò di più, proprio perché quando viaggiamo portiamo lati della nostra personalità diversi, mi è anche capitato di aver compreso che certe amicizie resistono meglio se continuano a essere coltivate a Firenze!
Elisabetta, ci siamo tuffate subito a parlare di viaggi, ma ti va di raccontarci qualcosa di te?
Sono nata e cresciuta a Firenze, felicemente circondata dalla bellezza tutti i giorni. Ho sempre letto tantissimo fin da bambina, soprattutto romanzi di avventura, da Jack London a Salgari, e forse questo mi ha dato la curiosità di voler scoprire nuovi luoghi e vedere se erano così come me li immaginavo dai libri. L’anno scorso quando sono andata in Lapponia e ho guidato la slitta trainata dai cani è stata un’emozione grandissima e mi sono rivista bambina a leggere Zanna Bianca. Perchè diciamocelo Valentina, per la mia generazione non era scontato poter viaggiare, quindi davvero c’era una dimensione di sogno che si coltivava a lungo.
Ho lavorato una vita per Trenitalia, prima nell’area legale, poi all’ufficio clienti, quindi a servizio di altri viaggiatori, per quanto ecco, con itinerari più tranquilli. Ho imparato molto sul genere umano a leggere tutti i reclami (ridendo).
Torniamo a parlare di partenze e luoghi…C’è stato un viaggio particolarmente significativo nella tua vita?
Per me è stato importante il viaggio che ho fatto in Indocina più di vent’anni fa, perché è stato un itinerario pensato sulle orme di Oriana Fallaci.
Bellissimo dal punto di vista sia dei popoli che dall’architettura. Siamo partiti dalla Cambogia, e per me Ankor Wat è il sito archeologico più affascinante del mondo, con la giungla che mangia i monumenti…certo, è devastante pensare che intorno c’erano ancora le mine, il contrasto con la memoria degli orrori di Pol Pot.
Poi ci siamo spostati in Vietnam, dove Hanoi era già una grande città, ma c’erano ancora quartieri di venditori di serpenti e di uccelli. Io ho amato Hoyan, dove ricordo come fosse ieri queste ragazze in bicicletta che uscivano da scuola tutte vestite di bianco con il cappellino in testa.
E poi abbiamo finito con il Laos, dove ho vissuto la dimensione più spirituale del buddhismo, in un paese con un turismo praticamente nullo.
Al tempo si riusciva a fare viaggi anche di tre settimane, oggi è molto cambiato il modo di viaggiare.
E qual è stato invece un viaggio particolarmente leggero, divertente?
Un viaggio negli Stati Uniti con le mie amiche. Un viaggio libero, senza imposizioni. Tre settimane senza programmare quasi niente, permettendoci anche di perdere tempo. Anche in questo il modo di viaggiare è cambiato. Al tempo per esempio avevamo prenotato soltanto le prime due notti a Denver e poi per il resto abbiamo improvvisato, senza la paura di non trovare posto.
Oggi è tutto più facile in qualche modo, con internet e le varie app, però è anche meno libero, vissuto con meno semplicità.
Un incontro speciale fatto in viaggio?
Sicuramente quello con la mia amica Anna, a Istanbul, come ti dicevo all’inizio della nostra chiacchierata.
Ci siamo incontrate e la prima notte insieme a Istanbul, mai viste prima, a un certo punto il muezzin ha cominciato a salmodiare. Io mi svegliai e non rendendomi conto di dov’ero ho urlato “C’è qualcuno nell’armadio!”. E lei, totalmente serafica, mi ha risposto “Beh, ma io penso di no dai”. Rendendomi conto della gaffe, ma anche che lei non si era assolutamente scomposta, ho capito che era una da tenersi stretta.
E così è stato, sapessi quanti viaggi fatti insieme…facciamo finta di essere coraggiose per fare coraggio all’altra, non drammatizziamo mai niente.
C’è qualcosa che il viaggio ti ha insegnato?
A essere più morbida! Pensa che una volta mangiavo solo penne…
Ho imparato ad avere tolleranza per il cibo, gli odori, ma anche verso le persone, le circostanze, le situazioni avverse.
Come Rigzin in Ladakh che quando ci lamentavamo del caldo e del freddo ci rispondeva: “Forse non è il tempo ad essere sbagliato, ma noi che dobbiamo allargare la nostra tolleranza!”
E tu, quale consiglio daresti a chi desidera partire?
Invece che portare il tuo mondo da un’altra parte, semplicemente portati tu e stai in quell’altro, in quell’Altrove!
Intervista di Valentina




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