IMPRONTE: GRAZIANO, il viaggiatore preparato
- Staff Viaggi Solidali

- 1 giorno fa
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Iniziamo con qualcosa su di te, come ti piace presentarti?
Sono una persona curiosa, inizio tante cose, anche se non sempre le finisco.
Il filo rosso della mia vita è la creatività. Di formazione sono un grafico e per lavoro mi occupo di comunicazione in un’agenzia pubblicitaria. Del mio lavoro amo le storie, che poi è anche quello che mi spinge a viaggiare, incontrare le storie delle altre persone.
Nel tempo libero faccio musica e disegno.
Ho sempre fatto anche molto sport, ho giocato a tennis per trent’anni.
Che tipo di viaggiatore sei?
Un viaggiatore preparato. Scelgo con attenzione le mete dei viaggi. Mi piace studiare, leggere libri di scrittori locali o che parlino dei luoghi, arrivare già con una selezione di luoghi lungo l’itinerario da vedere, arrivare con una certa conoscenza di base.
Rido. Più di una volta durante il trekking in Nepal mi ha rubato il ruolo snocciolando con disinvoltura nomi e date riguardanti il buddismo tibetano.
Detto questo, viaggiare ha più volte rovesciato tutto quello che pensavo di sapere. I momenti più significativi sono quelli in cui mi ero fatto un’idea e poi attraverso un incontro, un luogo, una situazione mi sono reso conto che mi ero sbagliato.
La cultura non è esperienza! Puoi imparare tantissime cose dai libri, ma è solo l’esperienza che ti cambia la percezione.
Cosa non manca mai nella tua valigia?
Un libro legato al tema del viaggio, per esempio nel nostro trekking avevo un libro di Fiabe Tibetane. E poi carta e penna per disegnare e per tenere un diario minimo delle cose successe e imparate durante la giornata.
Qual è stato un viaggio per te importante?
Ho una lista di cose che sogno di fare, i viaggi importanti sono legati ai sogni che sono riuscito a realizzare.
Nel gennaio 2019 insieme alla mia ragazza ho fatto il primo viaggio totalmente fuori dalla mia zona di comfort. Siamo andati alle Isole Svalbard per vedere l’aurora boreale.
Anche lì avevo con me un libro ambientato in quei luoghi, La bussola d’Oro di Philip Pullman, e quando l’aurora boreale è uscita ci siamo divertiti a fotografarlo nella neve con dietro quella che nel libro è chiamata “la polvere”.
Mi è capitato di rivederle, le luci del nord, qualche anno dopo in Finlandia, e più
forti e più belle eh, ma l’emozione di quella prima volta…è indimenticabile.
Vivere quattro giorni di notte polare è stata di per sè una delle esperienze più forti mai vissute: tornato a caso avevo una specie di jet-lag, pensavo che fosse stato un unico lungo giorno.

E qual è stato invece il viaggio più spensierato, più divertente?
La Scozia! Insieme alla mia fidanzata abbiamo girato per dieci giorni nelle Highlands, andando anche alle isole Ebridi per vedere il cerchio da cui ha preso ispirazione Outlander. È stato tutto leggero, spensierato, a partire dalla simpatia che mi mettevano le pecore e le mucche pelose scozzesi.
La Scozia è incredibile perché nonostante il clima sia ostile - quando siamo stati noi c’era tanta di quella pioggia che l’umidità di entrava nelle vene - le persone sono amichevoli, c’è un’atmosfera di convivialità anche nell’aspettare insieme un raggio di sole.
Cosa ti porti nella vita, che hai imparato in viaggio?
Mi porto sempre a casa una capacità diversa di relazionarmi con le persone, una maggiore capacità di mettermi nei panni degli altri o di accogliere modi di vedere il mondo totalmente diverso.
Però dall’altra parte, essendo un appassionato di folklore, anche la consapevolezza forte di essere tutti una stessa famiglia umana, che in fondo si racconta le stesse storie per dare senso al mondo.
Mi racconti di un incontro significativo fatto in viaggio?
Mi vengono in mente due diversi incontri che mi hanno riportato due immagini completamente diverse della percezione che si ha in altri paesi dell’Italia.
Il primo è stato alle Svalbard: un’esperienza pazzesca…. la guida che ci ha fatto fare l’esperienza con i cani da slitta, in un luogo incredibile dove non si vede nulla se non distese sconfinate di neve e il silenzio regna sovrano, ci ha chiesto “Ma voi siete italiani, avete le montagne più belle del mondo, cosa ci venite a fare qua?” Al chè ho risposto: “Beh sai, noi l’aurora boreale non ce l’abbiamo…”
Invece chiacchierando con un pastore scozzese questo mi ha raccontato “Sono stato in Italia, in Toscana ma…mai più sai? C’è troppo casino”. E alla mia domanda: “E com’è la vita qua?” Mi ha risposto: “Bello, però in realtà conosco solo questo modo qua di vivere”.
C’è qualcos’altro che vorresti aggiungere sul viaggiare?
Posso dire che il mio modo di viaggiare si è gradualmente trasformato. È iniziato coi rifugi di montagna; a un certo punto mi sono chiesto: ma cosa voglio portarmi a casa? Silenzio, tranquillità, l’inaspettato incontro con le tracce di qualche animale, mi sono risposto. E allora mi sono staccato dall’abitudine di andare a camminare per pranzare in rifugio e mi sono accorto che qualche centinaio di metri e un panino nello zaino fanno la differenza tra un’esperienza omologata e una personale.
Allo stesso modo ho capito che non volevo collezionare posti: viaggiare meno, ma prendendomi un tempo lungo quando scelgo di farlo, mi riporta a una dimensione più profonda.
Rubrica di Valentina



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