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Peru’ 2013: Diario di viaggio di Mauro. Cuzco: la zona sacra Inca e terra di solidarietà!

Aggiornamento: 7 ott 2022


Si riparte verso il Paso de la Raja a 4539 m, sede del sito Inca. Arriviamo a Ragoi, città Inca attraverso la quale passava uno dei cammini stradali ancora oggi perfettamente conservati. Sono maestose le strutture del tempio, sorretto da colonne e diviso in due: la parte maschile e la parte femminile. Magazzini, l’Ushu con le abitazioni dei sacerdoti fanno pensare ad un sito molto importante. Veniva prodotta anche ceramica, che è ciò che significa il nome.


6 agosto Siamo nella capitale Inca, ospitati al Caith Centro di Appoggio Integrale alle Lavoratrici Domestiche; é un programma di assistenza promosso da una carismatica signora italiana, che da anni si dirige a giovani donne, con l’obbiettivo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro attraverso un programma di educazione creato appositamente per le lavoratrici domestiche. Ci lascia molto a malincuore Juan Carlos, ci dirigiamo a Tambomachay (non è il nome Inca), tempio dell’acqua che fortunatamente non è stato distrutto dagli spagnoli, che non si erano infatti resi conto che in realtà fosse un tempio della fertilità. Le donne Quechua seguono ancora quella tradizione. Le nicchie presenti accoglievano statue di divinità e mummie sacrificali. Il sacrificio umano era un privilegio molto grande in quanto permetteva di raggiungere gli dei. Vediamo anche Pukapukara una fortezza rossa il cui nome originario era Tambo. Gli Inca non conoscevano la scrittura, ma usavano i quipu che erano degli appunti della storia, non scritti, ma un insieme di cordicelle annodate, distanziate in modo sistematico tra loro e legate a una corda più grossa e corta che le sorregge, che permettevano di riassumere con un codice ormai perduto fatti, date e probabilmente dati commerciali Molti luoghi si chiamavano Tambo, ovvero luogo tranquillo. I Tambos erano delle stazioni di cambio per i messaggeri, ma anche dei luoghi che potevano fungere da tappa per i pellegrini. In ognuno, inoltre, abitavano 15-20 messaggeri, in modo che all’occorrenza fosse facile organizzare rapidamente un esercito. Da Cusco uscivano quarantadue strade ogni 10-15 km, c’era un Tambo e i casco,i messaggeri – correvano da un posto all’altro per portare oggetti o messaggi; in un giorno riuscivano a far percorrere fino a 250-300 km. Ai messaggi o alle merci da trasportare. Arriviamo a Qenqo, tempio molto importante: nel giorno del solstizio d’inverno, dalle 7.05 alle 7.12, si crea un effetto di luce tra l’alba e la pietra principale che dà origine alla figura di un puma. Questa pietra non venne distrutta dai cattolici, perché non capirono cosa fosse realmente. Sotto di esso vi era un tempio alla Pachamama. Il percorso obbligato per arrivare al tempio prevedeva un passaggio a tre curve, infatti questo numero era molto significativo per gli Inca. Essi dividevano il mondo in tre parti: il mondo del cielo, il mondo odierno e il mondo dell’aldilà. Il condor era un messaggero tra la terra e il cielo, viene rappresentato nel mondo degli dei – Hanan Pacha. Il puma era l’animale della foresta, simbolo del mondo dei vivi – Kay Pacha. Il serpente era la figura caratterizzante del mondo dell’aldilà – Uku Pacha. Il numero 3 rappresentava anche la legge: non devi essere un ladro, non devi essere bugiardo, non devi essere pigro. La Chaqana rappresentava il calendario con due solstizi e due equinozi, il mondo degli Inca il cui centro è il Cusco.  Cusco e non Cuzco, nome dispregiativo imposto dagli spagnoli che indicava il cagnolino. Si riparte alla volta del più grande tempio di Cusco, Sachsaywaman, adagiato sulla cima di una collina, voluto da Pachacute, l’imperatore che fece ricostruire la città. Il significato è testa pietrosa. Ogni giorno ventimila persone lavoravano al sito e ci sono voluti più di settant’anni per la sua costruzione. Le cave si trovavano a 1-2 km di distanza e i massi venivano portati al cantiere facendoli rotolare sui tronchi e utilizzando 20 persone/tonnellata. La scultura dei massi è stata fatta con pietre come la diorite. I muri sono estremamente precisi, tondeggianti forse a ricordare la forma dei chicchi di mais. Si suppone abbiano usato scale in pietra e  terrapieni per portare i massi in posizione. Il tempio è dedicato al sole, durante il solstizio si radunavano fino a duecentomila partecipanti. È costruito su tre livelli; la forma a zig zag rappresenta i denti del puma.

Scendiamo storditi dalle dimensioni immense del tempio e ci dirigiamo al mercato di San Pedro, molto simile come caratteristiche a quello di Arequipa.

La nostra mattina termina con la visita dei resti del tempio del sole di Qolikancha, sulla cui struttura è stata eretta una chiesa Domenicana. Una sala è rimasta intatta dopo le devastazioni spagnole: si tratta del luogo in cui gli Inca ponevano uno specchio concavo in argento, che nel giorno del solstizio incendiava con i raggi riflessi un legno sacro posto in un bacile d’oro. Era il fuoco sacro che veniva distribuito a tutti e li accompagnava per un anno.

Gli effetti della distruzione perpetuata dagli spagnoli si risentono molto, soprattutto in contrasto alla maestosità dell’architettura e il forte legame con la natura che aveva questo popolo.


….continua….

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