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Anche in Abruzzo ho trovato l’Oriente

Aggiornamento: 3 ott 2022


Devo ammettere che la mancanza dei viaggi lontani (con il Giappone al primo posto) mi ha causato una certa sofferenza. Però quest’anno restando in Italia ho scoperto una regione mai visitata nella vita, che forse avrei accantonato ancora per un po’ se avessi avuto l’occasione di salire su un aereo per andare lontano


Una sorpresa bellissima, l’Abruzzo


Mi ha spinta ad andarci l’intervista fatta al nostro accompagnatore Luca (Voci in Viaggio: Majella) , la sua voce in viaggio: una voce che in me ha risvegliato il desiderio di esplorare, ha evocato la fascinazione di un luogo vicino, eppure in qualche modo esotico.


Ci siamo andati con uno spirito itinerante e poco organizzato: in mente i “must”, e poco altro. Scarpe da trekking, abbigliamento per tutte le stagioni: perché si passa dal mare agli oltre 2600 metri, dalla calura estiva al freddo pungente della montagna. Siamo entrati in Abruzzo dal Molise, nel Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise: Barrea con il suo lago infilato in una conca verdissima in un contrasto di colore che già di per sé basta



Le foreste vetuste di faggi, a qualche ora di cammino nel Parco, paesi montani ma dall’architettura elegante e nobile, come Pescocostanzo



L’ incantevole città di Sulmona, e poi ci siamo tuffati nella Majella, che per me è stato un ritrovare nei luoghi le parole di Luca. Ho trovato però anche molto altro ripercorrendo i suoi cammini: oltre alla storia, la bellezza della natura dove la mano dell’uomo ha aggiunto bellezza. E poi la pace e l’armonia. Basti dire che sedute su un muretto a guardare dall’alto la gola su sui si affaccia l’Eremo di Santo Spirito, mia figlia Camilla con la freschezza dei suoi 13 anni ha detto: “qui ci starei tutta la vita”…



Nella Majella, la valle dell’Orfento: gole profonde e il fiume che scorre in basso, verde, rocce e ponti vertiginosi. Le montagne che fanno da sfondo



Qui vicino c’è Caramanico Terme, e poco fuori una chiesa romanica campeggia da sola in mezzo alla campagna: è la chiesa di San Tommaso Beckett. Ci entriamo in un pomeriggio assolato, siamo solo noi.

Un colpo al cuore quando vedo davanti all’altare i due leoni stilofori: uno ha la bocca aperta, l’altro chiusa.



Non mi sembra di avere mai visto in Italia una rappresentazione del genere: in Giappone invece sì


I komainu, sono leoni-cani guardiani posti fuori dai santuari shintoisti. Proteggono dagli spiriti malvagi. Bocca aperta e bocca chiusa: in Giappone non solo i komainu, ma anche altri animali fantastici, e poi le volpi, ed infine i poderosi guardiani Nio posti fuori (per fare un esempio) dal Todaiji di Nara: A-gyo, Un-gyo, bocca aperta e bocca chiusa, la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto giapponese, alfa ed omega.


Chissà quali viaggi ha intrapreso lo scultore anonimo dei due leoni, quali le sue ispirazioni e i suoi incontri


Con questo richiamo davvero potente il viaggio continua.


Dopo l’Aquila (che si meriterebbe un articolo a parte), di nuovo in montagna. E siamo alla Piana del Campo Imperatore, un altopiano verdeggiante oltre i 1500 metri, esteso, aperto e che sembra non finire mai. Dal verde sbuca il Corno Grande del Gran Sasso come se fosse un’anomalia. E’ un luogo che ha del mistico, che mette d’accordo tutti, anche chi non ama la montagna secondo me.



Al mare siamo stati molto poco, il caldo e le molte persone ci hanno fatto preferire l’interno.


Siamo tornati a casa con un carico di bellezza, pasta, olio di oliva e vino.

Continueremo così a tornare in questa regione bellissima attraverso i suoi sapori e ne manterremo il ricordo fino al prossimo viaggio!



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