VOCI IN VIAGGIO: Torino, una città tutta da (ri)scoprire!

La parola va a Francesca Stagni, guida turistica di professione

A parlarci oggi di viaggi è la nostra amica e collaboratrice Francesca, da anni impegnata nel settore del turismo con particolare focus sull’accoglienza turistica a Torino e in Piemonte, in qualità di guida turistica professionale.
Insieme a Fabio Bosticco, è ideatrice di un progetto dal titolo “Guide Bogianen”, nato per proporre modi alternativi di scoprire ed esplorare la città e il suo territorio.

La prima domanda che ci è venuto naturale rivolgerle, da bravi torinesi, più o meno “doc”, è stata:

“Perché consigli di visitare Torino?”

Torino è una città da scoprire, anzi riscoprire e per farlo bisogna visitarla non come si visiterebbe una qualsiasi altra città italiana super turistica e tra le più famose da questo punto di vista, ma al contrario come qualcosa di davvero nuovo, senza aver particolari aspettative, anzi nessuna.
Così facendo ci si ritrova davanti agli occhi (e al cuore!),
durante quello che deve e necessariamente sarà un percorso di scoperta,

una città che scardina radicalmente e facilmente tanti di quei pregiudizi in negativo che, ancor oggi, molti viaggiatori hanno nei suoi confronti.

 

Da tempo, infatti, il capoluogo piemontese è vittima di stereotipi che la tratteggiano come una città grigia e noiosa, non solo dal punto di vista climatico: al contrario, si tratta di

una città molto verde e luminosa in tutti i sensi, anche perché circondata da un bellissimo paesaggio naturale, dove a primeggiare sono le colline e i monti tutto intorno.

 

Con ciò nessuno nega il passato prettamente industriale di Torino, che ha caratterizzato gran parte del suo Novecento, i grandi complessi industriali che sono stati costruiti, ma anche il suo nuovo ruolo che l’ha vista al centro di dinamiche economiche, sociali e culturali molto rilevanti, anche a livello nazionale, mettendola in stretto collegamento con molte città straniere e collocandola in un contesto internazionale. Questa è la vera e propria ricchezza di questa città al confine (quasi) con Francia e Svizzera.

A testimoniare ciò che sto affermando sono i commenti positivi che spesso mi fanno le molte persone che ogni anno accompagno e guido alla scoperta di Torino:
dopo averla visitata, è facile sentirli sostenere che è senza dubbio

una città bella e ricca di esperienze da poter vivere ma allo stesso tempo a misura d’uomo sia dal punto di vista dell’organizzazione degli spazi, sia per le proposte di cui si può approfittare.

Tra i suoi visitatori, negli ultimi anni, sono molti i giovani ed anche gli stranieri che vengono attratti qui per motivi legati all’offerta universitaria e di lavoro ma che, alla fin dei conti, ne rimangono affascinati tanto da decidere di stabilirsi qui.

Torino è certamente una città cosmopolita, internazionale, multietnica e interreligiosa. Proprio per questo Viaggi Solidali, anche all’interno dell’itinerario di cui vi parlo oggi, “Torino Luci d’Artista”, propone la passeggiata interculturale Migrantour nel cuore del mercato all’aperto più grande d’Europa, Porta Palazzo. Il progetto stesso, nato nel lontano 2009-2010, ha preso le mosse proprio qui, a Torino, come progetto-pilota che oggi vanta una rete nazionale e internazionale di circa ormai una ventina di città dove si svolgono questi tour: una nuova idea di turismo interculturale a km 0, itinerari urbani che in mezza giornata permettono di comprendere come le nostre città italiane ed europee siano da sempre il frutto delle migrazioni e dell’incontro tra diverse culture.

E sicuramente Torino è un modello esemplare di una città nata e cresciuta
all’insegna dell’incontro,
lo si riscontra sia in ambito gastronomico sia in quello architettonico.

È curioso, infatti, notare come i due prodotti enogastronomici tipicamente torinesi – il cioccolato e il Vermouth – siano un segno lampante della connessione che Torino intrattiene con altre parti del mondo, anche molto lontane. Prodotti che oggi si trovano facilmente nei numerosi caffè storici del centro città ma anche nei mercati rionali e nelle botteghe più o meno piccole.
Per quanto riguarda il cioccolato, la storia torinese di questo prodotto affonda le sue radici molto lontano nel passato: la lavorazione del cacao in città muove i suoi primi passi alla fine del 1500, ritrovandolo poi per tutto il corso dell’età Barocca, quando veniva principalmente consumato come bevanda calda. Un lusso che per lungo tempo solo le famiglie più ricche potevano concedersi. In quei secoli le fave di cacao arrivavano in quantità molto limitate dal Centro America, ed in un momento successivo anche dall’Africa e da alcune zone dell’Asia. Ancora oggi il cacao viene massicciamente importato da questi continenti: per la sua coltivazione infatti sono necessarie condizioni climatiche ed ambientali del tutto inesistenti in Italia.

Tuttavia, oggi che il cioccolato è diventato il prodotto più famoso in assoluto di Torino, in particolar modo nella versione del gianduiotto, i fornitori restano sì quelli d’oltreoceano
ma sono accuratamente scelti e certificati dai numerosi artigiani cioccolatieri.

Per l’antenato di ogni aperitivo, il Vermouth, vino aromatizzato con erbe e spezie dall’origine antica, la storia torinese ha origini più recenti: è alla fine del 1700 che i produttori di amari e liquori cominciarono a produrlo in modo più moderno, a partire da una base di vino bianco fermo locale, poi aromatizzato con erbe aromatiche, in particolare l’assenzio maggiore (Artemisia absinthium). Man mano si sono aggiunte anche altre erbe e spezie, come cannella, china, chiodi di garofano, vaniglia… Prodotti pregiatissimi e molto cari, importati da luoghi lontani, lungo le vie delle Spezie, fin dal Rinascimento ma che solo nel 1800 divennero prodotti di più largo consumo e quindi più commercializzati ed economici.

Con un sorso di Vermouth potrete assaggiare molti gusti del mondo perché racchiude in sé ingredienti provenienti da moltissimi luoghi differenti.

La peculiarità del tour di Viaggi Solidali sta proprio nell’andare a scovare i piccoli produttori di cioccolato, Vermouth ed anche caffè, all’insegna dei principi fondamentali di quel turismo responsabile e solidale attento a coloro che decidono di far impresa in modo eticamente, socialmente e culturalmente rispettoso del prossimo e dell’ambiente. Il valore del prodotto finale è ponderato rispetto a questa storia, al lungo processo di lavorazione ed alle scelte etiche sul lavoro appena illustrate seppur ormai questi prodotti siano in parte diventati popolari, perché disponibili nei mercati: oggi è sempre più facile e ricorrente vedere a Carnevale bambini che sgranocchiano “cri-cri” (tipico cioccolatino pralinato piemontese, prodotto in particolare in alcune confetterie) e gianduiotti o persone di una certa età sorseggiare nelle osterie di quartiere un bicchiere di Vermouth.

A Torino si ritrova il mondo non solo a tavola, ma anche per le sue vie: : la città vanta uno dei centri storici barocchi meglio conservati d’Europa oltre che una vera e propria storia di sviluppo culturale ed architettonico, non unicamente legata a quella industriale della Fiat. A cavallo tra Ottocento e Novecento, sulla scia dello spostamento della capitale a Firenze, la grande borghesia si dedicò allo sviluppo industriale della città (prima alimentare, poi automobilistico e cinematografico) decise, inoltre, di investire nell’edificazione di propri stabilimenti e residenze: da questi investimenti deriva lo sviluppo dell’architettura eclettica e Liberty al pari di grandi città europee come Barcellona, Bruxelles, Parigi… di cui ancor oggi rimangono molti esempi sparsi per Torino.
Torino oggi è considerata una delle capitali italiane del Liberty, nei numerosi edifici residenziali, ma anche in ambito industriale per quegli interventi architettonici di fama e ispirazione internazionale, come il villaggio Leumann o il primo stabilimento Fiat in corso Dante.

Come tutti sanno, nel corso del Novecento la storia di Torino è stata fortemente legata all’industria, in particolare all’indotto della Fiat.
E’ seguito un processo di deindustrializzazione, forte cambiamento economico e sociale avvenuto progressivamente che ha comportato una riduzione del peso delle produzioni industriali, a favore della crescita del settore terziario, ma anche allo svuotamento di enormi spazi urbani che si sono poi evoluti in modo differente. In alcuni punti la città è cambiata drasticamente perché è stata cancellata la memoria di questo passato industriale; in altri, invece, si sono sfruttate le strutture dei vecchi stabilimenti per proporre nuove attività economiche, culturali e/o legate al terziario.

Di questo e di molto altro si parla durante il tour di Viaggi Solidali, senza dimenticare ciò da cui prende il nome il tour stesso, le “Luci d’Artista”, installazioni luminose realizzate da grandi artisti contemporanei, come Francesco Casorati, Richi Ferrero, Rebecca Horn… giusto per citarne alcuni.
L’iniziativa è nata per volontà della città di Torino che, dal lontano 1998, ha affidato la creazione di numerose opere luminose a diversi artisti in modo da creare una mostra a cielo aperto per le vie della città.
Ogni anno, nel periodo che va dal ponte dei Santi fino a inizio gennaio, le luci sono installate in diversi punti della città, per le vie del centro ed in alcuni quartieri della periferia così che torinesi e visitatori abbiano la possibilità di compiere un percorso alternativo di esplorazione della città. Non hanno nulla a che vedere con la simbologia del Natale perché legate a tanti temi differenti, molti dei quali proprio di taglio interculturale e sociale. 

È proprio l’esempio dell’installazione luminosa di Michelangelo Pistoletto, dal titolo “Amare le differenze”, frase ripetuta in 39 lingue diverse, apposta ormai in maniera definitiva a Porta Palazzo sulla facciata dell’Antica Tettoia dell’Orologio, che è un’opera esemplificativa per il luogo in cui si trova ma anche perché è una delle principali installazioni di Luci d’Artista che ormai da anni rendono Torino una delle mete più in voga tra gli amanti dell’arte contemporanea.

La manifestazione non capita a caso a Torino: qui, infatti, è da sempre molto grande l’impegno ed elevata l’attenzione da parte di musei e gallerie della città nei confronti dell’arte del Novecento e dell’arte contemporanea ampiamente intesa.

Vi aspettiamo a Torino!

VIAGGI SOLIDALI

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