VOCI IN VIAGGIO: dal Piemonte a Pantelleria, con il cuore

Un'isola affascinante, unica per la bellezza e la mescolanza di culture

Intervistiamo Giuseppe, nostro accompagnatore a Pantelleria: un siciliano d.o.c. con un pezzo di cuore in Piemonte


Giuseppe: ci racconti chi sei?

Ciao sono Peppe, vivo nel centro storico di Palermo e se vi è capitato di essere in visita fra la Cattedrale ed i 4 Canti di Palermo probabilmente mi avete visto sfrecciare vicino a voi in bicicletta … facile riconoscermi, porto sempre il casco!


Cerco sempre la scusa per viaggiare, l’ho fatto durante il mio dottorato di ricerca in Australia per poi finire per quasi dieci anni in Piemonte dove, oltre ad essere diventato guida naturalistica e cicloturistica della Provincia di Torino, ho pure ottenuto il ruolo come insegnante di scienze e di sostegno per le scuole superiori.


Continuando a viaggiare ho capito che volevo tornare a vivere nella mia terra, la Sicilia, che è un continente a sé soprattutto per ricette, dialetti e paesaggi.


Ultimamente sono diventato guida ufficiale del Parco Nazionale Isola di Pantelleria, il primo e l’unico in Sicilia, ed è lì che vi voglio portare

Pantelleria e Lampedusa ognuna unica ed imperdibile: come secondo te? Le peculiarità della “tua isola”…

Un pensiero comune potrebbe essere che essendo già stati a Lampedusa non ha senso tornare in un’isola siciliana nel mezzo del Mediterraneo.


In verità, anche se le due isole distano circa 150 km, sono totalmente diverse l’una dall’altra, come il giorno e la notte!


Di Lampedusa ci ricordiamo il bianco accecante della roccia calcarea sotto il sole cocente, la sabbia candida ed il mare turchese della spiaggia dei conigli, un’isola prevalentemente piatta con pochissimi alberi, geologicamente un pezzo d’Africa nel Mar Mediterraneo.


Di Pantelleria spicca subito il colore nero della roccia vulcanica, i tanti vulcani spenti intorno all’isola e dal mare la vetta boscosa di Montagna Grande … quanto a spiagge neanche l’ombra!


Piena di anfratti e calette, quest’isola è il paradiso per gli appassionati di snorkeling. Inoltre è l’isola dei viaggiatori che in valigia mettono sempre tanta curiosità ed un paio di scarpe comode per girovagare fra dammusi e kuddìe in cerca di esperienze e personaggi.


E poi, avete mai sentito “il respiro della terra”? Seguitemi!

Agricoltura dell’Isola Patrimonio Immateriale Unesco…

Il paradosso delle isole vulcaniche è che quando la lava diventa suolo la sua fertilità non ha eguali

 Se a questo sovrapponiamo condizioni climatiche molto dure, pratiche orali tramandate in dialetto locale da generazioni di vinai e contadini dell’isola di Pantelleria, l’uso di varietà locali come l’uva zibibbo (dalla parola araba zabīb che vuol dire “uvetta” o “uva passita”) coltivata ad alberello dentro delle conche per preservare la risorsa idrica, ecco che abbiamo il Patrimonio Immateriale “vite ad alberello di Pantelleria”.

L’amico Daniele, agronomo ed enologo dell’Isola ci condurrà in questo mondo unico fatto di sacrificio e dedizione. Avete mai assaggiato del buon vino passìto direttamente a Pantelleria?

E poi l’esotico, l’altrove ben presenti in un piccolo lembo di terra: e ce lo dicono i nomi dei luoghi…

A Pantelleria la storia è custodita dentro le parole.

Yrnm (isola degli uccelli starnazzanti) per i Fenici e Cossyra (con etimologia ignota) per i Romani.
Le borgate, con nomi di origine araba da ricercare, hanno significati agricoli o della vita di tutti i giorni:
Bukkuram da abū al-karm, padre della vigna
Fram da afrān, forni
Gibele da jabal, monte
Khaggiar da hajar, pietra nera
Karuscia da harash,  luogo ruvido, roccioso

Khattibuale da khaṭṭ Abū Alī , striscia del Padre di Alì
Margana
da marj, campo
Muéggen
da mauja, cisterne
Nicà
da niqā’, stagno d’acqua
Rekhale
da rīḥ , vento forte
Sibà
da ṣabāḥ, mattino

E se entriamo in un panificio per comprare la Cubbàita con la Giuggiulena, cosa ci aspettiamo?

La solidarietà in viaggio per l’isola

La solidarietà è sostenibile

Il 2016 è stato l’anno in cui tutto sembrava perduto, un grande rogo doloso durato tre giorni e tre notti ha avvolto l’Isola di Pantelleria. Montagna grande, solitamente ammantata dalla condensa proveniente dal mare vitale per boschi ricchi di muschi e licheni, stavolta era ammantata dal fumo e dalle fiamme. Impossibile salvare l’isola se non fosse intervenuta miracolosamente l’acqua dal cielo. L’anno della fine di Pantelleria si è trasformato nell’anno della rinascita. Le istituzioni decidono di dare un segnale forte, nasce il Parco Nazionale Isola di Pantelleria.

Oggi Pantelleria è rinata, sulla Montagna Grande è tornato il verde dei boschi dove in autunno ed in primavera sbocciano rari e prelibati funghi porcini. Con grande forza il Parco, con i suoi collaboratori, le imprese ed operatori locali stanno cogliendo l’occasione per fare di Pantelleria un’isola totalmente sostenibile.

La tua cartolina personale di Pantelleria

Un Alimentari Tabacchi come quello che gestiva mia nonna, Donna Pippina, in un paese interno della provincia di Palermo.

 Mi piace chiedere a mio padre che aria si respirava nella bottega della nonna, cosa vendeva e chi era interessato a quella biodiversità di prodotti, dalle arance al cotone per ricamare, dai gelati alle spezie.


A Pantelleria ho ritrovato questo racconto e ve lo voglio mostrare.

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