Uzbekistan: cambiando punto di osservazione

La parola a Piera Viale, l'accompagnatrice

Mi chiamo Piera e con mio marito Massimo da diversi anni accompagno i viaggiatori di Viaggi Solidali alla scoperta dell’Uzbekistan.

Mi sono stabilita con la mia famiglia a Samarcanda nel 1997 e per oltre 10 anni ho fatto la lettrice all’Istituto delle Lingue Straniere. E’ stato un punto di osservazione privilegiato che mi ha consentito di vedere dal “vivo” molti dei cambiamenti che ha vissuto e vive questo paese.

Gli studenti ci hanno aperto le porte delle loro case, siamo entrati in contatto con molte “storie” e i colleghi di lavoro sono stati interlocutori attenti e stimolanti.

L’Uzbekistan è entrato nella nostra vita lentamente, e un po’ alla volta la nostra passione per i luoghi – quartieri, mercati, musei, monumenti – è diventata sempre più intensa. Durante la nostra permanenza abbiamo viaggiato in lungo e in largo per il paese, dalla Valle di Fergana a Termez, da Nukus e il Lago d’Aral ai villaggi intorno a Samarcanda, non seguendo per forza una rotta ma facendoci consigliare dagli amici; scoprendo un paese composto da nazionalità e lingue che si mescolano; religioni, abitudini e stili di vita così vari ma sempre parte della stessa quotidianità.

Fino alla caduta dell’Urss, l’Uzbekistan non era che una delle periferie di un grande impero. Aveva una vita propria solo per storici, archeologi, antropologi o linguisti. Ai più il paese era noto per la presenza di Samarcanda, il viaggio di Marco Polo, la via della seta, i tappeti di Bukhara, e poco altro…

Nel 1991 il paese è diventato indipendente e ha iniziato un nuovo percorso, alla ricerca di una propria identità culturale, tra rispetto delle tradizioni e modernità.

L’uzbeco è diventato la lingua ufficiale del paese, il russo una lingua minoritaria, il modello produttivo si sta adeguando alle nuove richieste del mercato e il sistema educativo si sta avvicinando ai modelli occidentali.

Le città hanno cambiato volto: grandi opere sono tuttora in corso e non solo per “arredare” la capitale o mettere in risalto il patrimonio artistico. Interi quartieri sono stati restaurati, molte case abbattute e anche nelle zone rurali sembra esserci un modo diverso di abitare.

Il viaggio ci metterà di fronte a questa varietà; visitando le città storiche più importanti, dormendo in villaggio ospiti in famiglia, passando una notte nelle tipiche yurte dei nomadi. Le passeggiate nei quartieri delle città avvicineranno, il più possibile, alla realtà locale e la cucina, ci sorprenderà per  la sua varietà.

E poi… c’è il progetto dell’asilo, che abbiamo nel cuore e che ha dato la spinta al nostro viaggio. Un piccolo centro che si  trova in uno dei quartieri più antichi di Samarcanda, dove vivevano gli ebrei di Bukhara.

Un quartiere cresciuto ai bordi di una grande discarica,  attualmente abitato dalla popolazione tagica e dalla comunità lyuli o zigani locali. Lì i bambini vivono per strada, spesso gli asili hanno rette troppo costose per le famiglie.

Con il nostro sostegno riusciamo a garantire a venti bambini e bambine di frequentare l’asilo, una goccia nel mare? Potrebbe sembrare così ma, assicurare tre pasti al giorno, assistenza medica   e un percorso pre-scolastico, in certi casi  vuol dire davvero aprire una porta verso il futuro, non credete?

 

 

Scopri il viaggio e le prossime partenze per l’Uzbekistan

 

 

Categoria: Carnet

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