Tanzania. Dalla pianura infinita all’Oceano Indiano.

Utilizzo una pausa estiva dal mio lavoro italiano di medico veterinario per accompagnare i viaggiatori di Viaggi Solidali a conoscere questo angolo di pianeta.

I fuoristrada procedono

sulla strada sterrata

Polvere. Paesaggio lunare.

Vulcani spenti contornano il paesaggio.

Mi chiamo Adriano e il mio grande desiderio di perdermi sotto il cielo africano realizzato da turista di Viaggi Solidali, si è trasformato in un appuntamento annuale. Utilizzo una pausa estiva dal mio lavoro italiano di medico veterinario per accompagnare i viaggiatori di Viaggi Solidali a conoscere questo angolo di pianeta.

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I fuoristrada procedono sulla strada sterrata. Polvere. Paesaggio lunare. Vulcani spenti contornano il paesaggio. Great Rift Valley. La culla dell’umanità. Il sito di comparsa dei primi ominidi sulla Terra.

Solo due colori. Grigio e giallo

Zebre, gnu, qualche giraffa

Il lago Natron come prima meta. Suona strana la parola lago in un paesaggio così arido. Solo due colori. Grigio e giallo. Pochi animali. Zebre, gnu, qualche giraffa. Si confondono con vacche e capre. Capanne lontane tradiscono presenze umane. Case di legno e sterco animale. Recinti di piante spinose. Il fascino dei viaggi nell’Africa rurale. Viaggi indietro nel tempo.

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Dal nulla compaiono donne e bambine 

…hanno capelli cortissimi.

Orecchie forate da vari oggetti. Sono Masai.

Ci fermiamo sull’orlo di una caldera. Un vulcano spento e svuotato. Testimone di eventi lontani. Eruzioni e terremoti a modellare il paesaggio. Dal nulla compaiono donne e bambine. Hanno capelli cortissimi. Orecchie forate da vari oggetti. Sono Masai, allevatori nomadi che da millenni abitano queste terre.


Ripartiamo. La polvere circonda di nuovo i fuoristrada. La mente si perde in mille pensieri. Sentiamo ancora sulle braccia il tocco delle mani callose delle donne masai. Siamo stati un intermezzo nella loro lenta quotidianità. Stasera intorno al fuoco grideranno mzungu, uomo bianco, e rideranno del nostro candido biancore.

Il giorno dopo varchiamo il Klein’s gate, l’accesso nord-orientale del Parco nazionale del Serengeti. L’Africa dell’immaginario occidentale. Giraffe, elefanti, gazzelle, gnu, zebre al pascolo in un giallo a perdita d’occhio. I masai lo chiamano Siringet, pianura infinita.
E’ commovente osservare la natura senza la presenza asfissiante dell’uomo. Nessuna strada, costruzione, ponte e uomo a interrompere il paesaggio. Solo animali selvatici che vivono il quotidiano ciclo di vita e di morte.


Il fuoristrada avanza lentamente su una pista sterrata. Capelli al vento da un’apertura del tetto. Il naso si riempie di odori sconosciuti. Un elefante abbatte un piccolo albero. Le gazzelle di Thomson pascolano con le loro piccole code sempre in movimento. Un grifone veleggia in cerca di carcasse. Un leopardo dorme fra i rami di un’acacia. Una zebra attraversa con calma la nostra pista. Non ci stanchiamo di osservare la savana. E’ uno spettacolo sempre nuovo, mai uguale.

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Ai lati della pista una carcassa di gnu viene consumata da un branco di leoni. Decine di avvoltoi aspettano il loro turno. La vita naturale è una continua lotta per la sopravvivenza. Dopo qualche chilometro una coppia di sciacalli ruba una preda a un serval. Nulla è scontato. Anche il leone più forte può essere ucciso da un calcio di un bufalo o da un branco di iene. E’ la vita selvatica.


La luce sta calando sulla pianura infinita. In auto discutiamo sui safari, una parola swahili che significa viaggio. Siamo spettatori invasori, ma la sopravvivenza di questi luoghi è legata anche alla nostra presenza. Il turismo solidale è il modo migliore per convincere i governanti e le popolazioni locali che nel lungo termine la conservazione della natura porta maggiori vantaggi per tutti.

Una iena sogghigna lontano

Il ruggito del leone risuona a scandire il tempo

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Arriviamo al campo tendato. Ci sediamo intorno al fuoco. Il cielo stellato africano ci preme sul capo. Una iena sogghigna lontano. Il ruggito del leone risuona a scandire il tempo. Le fiamme illuminano i nostri visi emozionati.


Sono solo le prime tappe del nostro lungo viaggio che dopo averci portato a immergerci sotto le calde cascate di Ngara Sero Gorge, a riempirci gli occhi del giallo delle pianure sconfinate del Serengeti, a entusiasmarci alla vista dei leoni che oziano a pochi metri dall’auto nel cratere di Ngorongoro, ci porterà ancora a emozionarci di fronte al coraggio e alla forza di una donna africana albina, a camminare fra i boschi e i campi coltivati sulle pendici delle Usambara Mountains, a navigare lentamente in barca lungo le anse del fiume Pangani, a distenderci sulla sabbia bianca di fronte all’Oceano Indiano, a perderci nei vicoli arabeggianti di Stone Town.

Il viaggio in Tanzania ha trasformato

il mio sogno di bambino 

…in un luogo reale in cui ho scoperto

un popolo multietnico di persone pacifiche e ospitali

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