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Quando l’ecoturista è anche “responsabile”

Aggiornamento: 7 ott 2022


Così lo definisce l’Aitr (Associazione italiana turismo responsabile) www.aitr.org, nata sull’onda di un movimento internazionale di critica ad un modo di fare turismo che non rispetta l’ambiente e le popolazioni locali specialmente nel Sud del mondo. L’alternativa è, invece, un turismo d’incontro e di conoscenza con popoli e terre diversi da noi, in un’ottica di reciproco rispetto, quello che si potrebbe definire “il turismo dal volto umano”.

“Per realizzare i nostri viaggi ci appoggiamo a piccole agenzie turistiche, Ong, associazioni locali. Per i pernottamenti privilegiamo piccoli hotel a conduzione famigliare e, dove possibile, l’accoglienza in famiglia o presso comunità locali. I nostri accompagnatori sono più mediatori culturali che semplici guide turistiche” spiegano a Viaggi Solidali (www.viaggisolidali.it), una delle realtà più consolidate in questo settore.

Si viaggia sempre in piccoli gruppi (massimo 10/12 persone), su itinerari sperimentati, accompagnati da mediatori culturali (solitamente locali). Il viaggiatore tipo non è necessariamente un grande viaggiatore o un giovane. Non è una questione anagrafica o di esperienza, basta mettere in valigia un pizzico di spirito di adattamento. Sono molte le persone che si iscrivono individualmente a questo tipo di viaggi e le donne rappresentano circa i due terzi dei viaggiatori responsabili.

Nella preparazione al viaggio vengono spesso consigliati libri da leggere per immergersi nella cultura del paese che si visita oppure sugli aspetti socio-economici, importanti per avvicinare una realtà diversa. In molti casi è previsto che una parte del prezzo del viaggio venga destinata come quota di solidarietà a un progetto di cooperazione allo sviluppo che si visita durante il viaggio.

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