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Perché scegliere di andare in Mali?


Io, se non fosse stata per la grande occasione regalatami dall’agenzia per la quale lavoro, Viaggi Solidali, non avrei mai pensato un giorno di ritrovarmi a Timbuktu.

Ma dov’è esattamente? Esiste davvero?

Ebbene sì, il Mali esiste e Timbuktu pure.

 

Una volta appurato ciò ci resta da chiederci…perché scegliere tra tante mete proprio quella?

Ammetto che neanch’io avrei saputo dare una risposta prima di avere l’onore di conoscere questo paese al di sopra di ogni aspettativa, ma oggi…Oggi che conosco le meraviglie di quella parte di mondo posso dire che in Mali, almeno una volta nella vita ci si deve andare.
E poi lui, il grande paese a forma di farfalla che si chiama Ippopotamo, (Malì in bambara, la lingua locale più conosciuta, significa proprio Ippopotamo!), resterà parte di noi per sempre.

Negli anni si riproporrà nei nostri sogni e nei nostri ricordi.

Se riusciremo a viverlo con rispetto e con amore, con l’ingenuità e l’entusiasmo di un bambino, il Mali ci ripagherà con emozioni così forti da diventare indelebili.
Le donne di Siby che lavorano il burro di karitè trasformandolo in ottimi prodotti di bellezza ci regaleranno l’orgoglio del lavoro, ci ricorderanno quanto è importante sentirsi parte della società moderna avendo un ruolo all’interno di essa.

Lo stesso lo faranno i ragazzi dell’associazione Karamba Touré, che da giovani disoccupati si sono trasformati in guide di arrampicata e guide turistiche che con fierezza ci parleranno della loro terra, della terra del grande condottiero Sundjiata Keita e delle loro erbe medicinali.
E noi li ascolteremo un po’ disorientati dalla natura selvaggia in cui ci troveremo: cascate con pozze cristalline, un arco di roccia che domina chilometri e chilometri di terra mandinga a centinaia di metri sotto di noi, distese di karitè…

I fieri Tuareg ci regaleranno il piacere dell’essenziale.
Anche se sedentarizzati continueranno a mangiare formaggio di latte di cammello secco che arriva dal villaggio. Continueranno ad essere fabbri, commercianti, fervidi mussulmani che vivono in abitazioni spartane.
Visiteremo le loro tende e berremo il tè.
E se saremo così bravi da riuscire ad abbandonare la nostra supposta onniscienza ci renderemo conto che quella vita è reale.

Non è lì per noi in quel momento, non è un film o una cartolina, è vita vera.

E quando cominceremo a renderci conto di essere parte di un’alterità così grande allora staremo cominciando ad entrare nel vivo del viaggio che da lì si trasformerà in un percorso di profonda  condivisione con coloro che incontreremo…
I tuareg ci regaleranno il deserto ed il deserto ci regalerà il Festival musicale più importante nel paese che a sua volta ci regalerà atmosfere atomiche.

Tra le dune alle porte del Sahara dormiremo in tende aperte, con solo un materasso tra noi e la sabbia, solo una pelle di cammello tra noi e le stelle.

E guarderemo i concerti ballando o seduti nell’anfiteatro naturale di sabbia che circonda il palco, vicino ai falò che costellano le dune.
Mangeremo carne di agnello con le mani e all’ora del tramonto sceglieremo un punto appartato, ognuno il suo…e anche in mezzo a tantissima gente saremo soli.

E ci renderemo conto dell’immensità del deserto.
E del cielo,con quel tuffo istantaneo del sole incandescente nella sabbia.
Il deserto offre regali inimmaginabili a noi occidentali.

E il Niger?
Il Niger, il Djoli ba, il grande fiume bè..lui ci regalerà il senso del tempo, tempo che qui no, no, no, non è il tempo del primo appuntamento della giornata, del treno che parte, del cellulare che squilla, del semaforo rosso verde arancione, dell’ascensore che non arriva!!
Un detto maliano dice “gli occidentali posseggono le Ore, noi maliani possediamo il Tempo.”

Ecco, sarà questo il Tempo che ci regalerà il Niger:  il tempo degli accampamenti stagionali, del pesce che sulle graticole lentamente viene affumicato mentre le donne preparano il fuoco sul quale cucineranno.
Il tempo degli uomini che pescano e che verranno incontro  alla nostra pinasse per proporci di acquistare del pesce che noi cucineremo.
Le acque del Niger sono alte, esondate ed ora è tempo che i Bozo, l’etnia di pescatori, occupi le sue rive.
Ma viaggiando due giorni in Pinasse, incontrando la gente e osservando con occhio vigile la conformazione del fiume ci renderemo conto che il grande corso d’acqua ci fa un altro regalo: la condivisione dello spazio.

Vedremo che sulle sue sponde si alternerà la presenza dei bozo sedentari e dei peul, nomadi ed allevatori.

E se ci lasceremo un po’ andare torneremo a pensare  a qualcosa che di solito ci passa nella mente tra il lavoro e la macchina e il computer, qualcosa che qui potremo Sentire e non solo pensare. Sentiremo che la terra è un bene comune, sentiremo la condivisione.

E Sentiremo l’ospitalità dai sorrisi e i balli che ci accoglieranno nel Pays Dogon, dalle mani dei bambini sudici che cercheranno le nostre.

E come faccio ad elencarvi qui tutti i regali che mi ha fatto il Mali in questi anni e che penso possa fare a chi lo visita?
Io vi consiglio di andarci e di cercare i regali più adatti per voi.. ne troverete, di questo son sicura!

Se siamo pronti a lasciare  a casa i nostri punti di riferimento, le nostre certezze, la nostra concezione del tempo legata ad un orologio e abbiamo voglia di abbassare le difese e di tornare a provare l’entusiasmo di un bambino il Mali è la nostra meta e ci aspetta pieno di regali.

 

Partiamo insieme!

Se avete domande o curiosità sul paese o sul viaggio, se volete dei consigli su delle letture sul mali o su autori maliani, se , se, se, se, scrivetemi , sarò contentissima di condividere con voi il mio amore per questo paese!

Marta

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