IL MONDO @ CASA MIA: il Giappone come non lo vedremo più

Diario di un viaggio straordinario

Seconda parte: il sud dell’Honshu da Miyajima ad Omijima

Lasciamo Miyajima mentre sale la marea e prima che diventi sera. Sbarcati dal ferry, ci mettiamo a bordo di una strada statale con un cartello che indica una destinazione molto ambiziosa: Omijima: piccola penisola a 280 chilometri a sud ovest da Hiroshima, sul mare interno del Giappone. Quella, sarebbe stata la nostra meta finale prima del rientro alla nostra vita di studenti

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La strada è quasi deserta

ma non demordiamo: la sfrontatezza e l’ottimismo dei nostri anni ci sostengono: e abbiamo ragione. Si ferma un’auto scura: a bordo un signore di mezza età inappuntabile, i guanti bianchi sul volante lucido. Sembra un autista di un mezzo privato: questo però non lo sapremo mai, perché parla pochissimo, e per lo più per porci qualche timida domanda di circostanza. Saliamo in auto con la nostra formazione oramai indiscussa: per me, che sto sempre seduta davanti, questo silenzio non è neppure imbarazzante. E’ un momento di tregua che mi permette di concentrarmi sui miei pensieri, e di godermi il panorama: rurale, mosso e verdissimo dal finestrino alla mia sinistra, guanti bianchi sul volante lucido alla mia destra.

Si sta facendo tardi: il nostro autista si ferma a Yamaguchi, 130 chilometri più a sud. Facciamo così anche noi: montiamo la tenda in un piccolo parco deserto, vicino a due campanili bianchi che svettano su tutte le case.

Paesaggio insolito qui in Giappone

E’ la chiesa costruita in memoria del gesuita Francesco Saverio, che segna il momento storico dell’arrivo dei cattolici a metà del 1500, della loro successiva persecuzione e della chiusura del Giappone al mondo fino alla restaurazione Meiji, nel 1868.

Rispolvero una foto un po’ ingiallita

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Sulla mia guida leggo che nello stesso anno in cui ci siamo stati, un incendio l’ha distrutta e ne ha causato la ricostruzione nel 1998.

La foto che trovo adesso su internet non evoca il mio ricordo

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La piccola città di Yamaguchi è accogliente e rilassante: siamo felici di avere abbreviato la meta oggi. E’ un momento di calma, di riposo.

La mattina veniamo svegliati da ombre e voci fuori dalla nostra tenda

Temiamo che sia la polizia: in fondo il campeggio in un giardino pubblico è vietato, non dimentichiamocelo! Timidamente apriamo la cerniera della tenda, e vediamo un gruppetto di persone anziane in tenuta sportiva, le piccole mazze da cricket in mano. Sono così stupiti di vederci: e in fondo lo siamo da ambo le parti, in egual misura. Ci chiedono da dove veniamo, se non abbiamo freddo, se stiamo bene. Chiedono se abbiamo bisogno di qualcosa: non una parola di rimprovero.

Questo paese e la sua gente stanno radicando nel mio cuore un amore che resterà per sempre nella mia vita

Dopo avere chiacchierato un po’ con loro ci congediamo e ci rimettiamo in strada, con destinazione Omijima: abbiamo tutto il giorno a disposizione!

Passa pochissimo tempo, e si ferma un’auto sgangherata con due signori molto felici di poterci portare a destinazione: sono due pescatori di molluschi che all’alba hanno finito la raccolta e stanno tornando a casa. Hanno anche loro tutto il giorno davanti, e non sembrano avere fretta. Loro sono l’esatto contrario dell’inappuntabile autista in guanti bianchi: ci parlano continuamente, vogliono sapere tutto di noi, vogliono farci vedere tutto. Noi tre seduti dietro, ci impegniamo questa volta in egual misura nelle pubbliche relazioni: finalmente!

Ci propongono, prima di arrivare a destinazione, una deviazione:

Le Grotte Akiyoshidai 

A 30 chilometri a nord di Yamaguchi, sono le grotte calcaree più grandi del Giappone, con la loro profondità di 9 chilometri. Solo il primo chilometro è visitabile, e questa è la prima volta da quando siamo partiti che vediamo molta gente. I nostri accompagnatori entusiasti, non ci permettono di pagare il biglietto di ingresso: offrono loro, e sarà così per tutto il giorno. Noi li ripaghiamo come possiamo, con inesauribili chiacchierate, ed un numero di scatti fotografici per noi esagerato, ma per loro testimonianza importante di questo incontro unico.

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La giornata è intensa, piacevole, molto stancante

Dopo le grotte i nostri nuovi amici ci accompagnano a Omijima, e prima di congedarci ci offrono il pranzo in un ristorante di sashimi: il pesce crudo, che si sceglie direttamente da grosse vasche, e viene servito pochi minuti più tardi ancora guizzante: le fettine che sporgono dal corpo per il resto intatto. Io, vegetariana da qualche anno, proprio non riesco ad assistere a questo momento di convivialità: mi scuso con profondi inchini e aspetto i commensali fuori dal ristorante. Forse sarò sembrata maleducata, ma sinceramente non mi importa: anche l’etichetta per me ha dei limiti!

Ricordo ancora quella giornata, molto vivida in me. Ricordo che al nostro rientro dopo qualche giorno, abbiamo ricevuto una busta con i loro ringraziamenti e le foto scattate. Anche noi con loro abbiamo fatto lo stesso: poi non li abbiamo più sentititi.

Dopo quella favolosa giornata, la visita all’isola con il mare mosso e le coste frastagliate, con la sua bellezza selvaggia, è iniziato il nostro rientro ad Osaka.

Quest’ultima foto che aggiungo, è un autoscatto di noi tre, immalinconiti e per questo un po’ buffoni

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Devo dire che il ritorno neanche lo ricordo: penso che con i pochi soldi in nostro possesso, siamo rientrati in treno.

Mi dispiace quasi terminare questo lungo racconto: mi ha aiutato a riviverlo, rispolverando foto e disseppellendo ricordi.

Quello che ripeto sempre ai miei figli ha guidato me in tutta la vita fino ad oggi: godetevi la vita in tutta la sua pienezza, non lasciate mai la curiosità, esplorate con coraggio…

buon viaggio a tutti! 

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