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Il mio Ecuador – 3° parte

di Marisa

E’ giovedì, il viaggio verso Salinas de Guaranda da Otavalo ci prende quasi tutto il giorno.
Arriviamo a Salinas verso le 18, la strada  finisce proprio qui. Abbiamo attraversato paesaggi unici, magnifici, deserti, coltivati, verdi, il punto più alto è a 4200 mt e per fortuna non soffriamo il mal d’altura. A Salinas, 3500 ci fermeremo un po’ di giorni.

 Il nostro amico Giorgio della cooperativa Pace e Sviluppo è già li da giorni ci accoglie per fare un primo giro di conoscenza del paese. E’ tutto lì, tutto vicino: piazza, strada che sale, strada che scende, mercato, chiesa, latteria, panificio, pizzeria, ristorante (naturalmente non secondo i nostri parametri occidentali, scordiamoceli subito).
Il benvenuto c’è lo da l’Enel locale, la luce salta dopo mezz’ora dal nostro arrivo. Emozionante, subito usiamo le pile e poi le candele. La nostra prima cena in pizzeria, due tavoli e 6 sedie, in 10 mt. quadri al lume di candela. La luce tornerà il giorno dopo nel pomeriggio. Meglio, andiamo a letto presto, domani l’alzataccia sarà alle 4.

Oggi è venerdì, sono le quattro, buio pesto, fa molto freddo e noi siamo per strada, con pila e cani urlanti al seguito per andare a casa di Jimena. Una delle donne con le quali passeremo questi giorni per accompagnarla nella sua quotidianità. La casetta è in muratura, la cucina è una stanza vuota con un tavolo, un secchiaio, un mobile a ripiani per le verdure, i pochi piatti e le pentole e il provvidenziale camino che accende sia per scaldare che per cucinare.
Prepara la colazione per i tre bimbi prima che si alzino e vadano a scuola elementare e materna.
Zuppa di patate e cereali.
Alle sei, appena fa luce andiamo al campo dove tiene le mucche da mungere, porterà il latte su bidoni, che si carica in spalla, alla latteria per le 8 ogni mattina, domenica compresa.  Le mucche sono da mungere tutti i giorni.
I due figli più grandi, una bimba di sette e un bimbo di cinque anni si alzano da soli alle 5, arrivano in cucina completamente vestiti, autonomi, per fare la colazione, la piccolina ancora dorme ma quando noi andremo al campo verrà una vicina ad accudirla.
Vedremo nei giorni seguenti che la solidarietà e l’aiuto tra le donne, le vicine di casa, i parenti è molto forte nell’affrontare le difficoltà del vivere quotidiano.
Questa mattina l’erba è ghiacciata, pare sia uno dei pochi giorni in cui si va sotto zero e le mucche oggi danno poco latte.
Le mucche sono sempre libere al pascolo, non esistono stalle.
Terminata la mungitura Jimena va verso la latteria, 20 minuti di strada a piedi con il carico sulle spalle e con il sacchetto (ahimè rigorosamente di plastica) che contiene i gomitoli di lana e ferri per produrre i maglioni, i berretti, i guanti che poi venderanno per arrotondare le entrate in famiglia.
Si.. lavora a ferri camminando, non c’è tempo da perdere!!
Per strada Jimena si incontra con Carmen e altre donne. Insieme si avviano a depositare il latte, chiacchierando  e soprattutto sferruzzando.  C’è sempre il corteo dei figli più piccoli e dei cani.

E’ divertente arrivare alla latteria, vedi soprattutto donne a piedi, con gli asini, coi lama come mezzo di trasportoFinita la consegna tornano a casa, sempre lavorando a ferri e la loro giornata continua: il pranzo, i figli che tornano da scuola, il campo nuovamente, le mucche ancora, il maiale, la cena alle 18 e poi finalmente forse a letto.
Sugli uomini preferisco sorvolare. Certo che se la prendono comoda e si divertono. Senza porsi tanti problemi di responsabilità familiare.
I bambini in compenso sono sempre tanti, piccoli, vivaci con le guanciotte rosse, scorazzano liberi sulle strade sterrate dove le pochissime auto che passano non pensano nemmeno lontanamente a rallentare alzando nuvole di polvere che tutto e tutti ricoprono.
Anche qui i bimbi più grandi si occupano dei più piccoli, ma a quattro anni sono già grandi.
E’ bello essere in una comunità piccola, siamo qui da soli due giorni e dopo una iniziale diffidenza oramai quando passo per la piazza o mi fermo all’unico negozio tutte mi salutano.
Ci diamo appuntamento al pomeriggio o al giorno dopo per altre visite. Facciamo incuriositi fotoe a volte riprese video. Siamo accettati, saremo anche invitati a pranzo da Jimena.
Sicuramente è uno sforzo culinario e un evento importante.

Ma lo racconterò nella prossima puntata..

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