Dimenticatevi le cartoline...

La parola sul Giappone a Paola Doglio, l'accompagnatrice

Il viaggio inizia nel momento in cui lo pensiamo: decidere di partire, scegliere una destinazione, aprirsi ad un mondo nuovo, immaginarlo prima di esserci arrivati, è esaltante e ci rende leggeri, ci fa sentire liberi.

Se pensiamo ad un paese che vogliamo visitare, oramai è facilissimo costruirselo questo immaginario: leggiamo blog, recensioni, guardiamo fotografie…fissiamo nella mente delle “cartoline”, il più possibile idilliache. Poi arrivando, tentiamo di far aderire il reale alla cartolina, quasi a volerne trovare conferma. Certo, viaggiare aprendosi senza preconcetti ad un luogo, ma soprattutto ad una cultura diversa dalla nostra, ci chiede di lasciare davvero la nostra casa e le nostre certezze: ci va coraggio!

Il Giappone è uno dei paesi più visitati al mondo: è stato scoperto come destinazione turistica negli ultimi anni. E se prima di questa riscoperta il paese era conosciuto solo per la laboriosità dei suoi abitanti, per la schematicità del pensiero e delle regole osservate da una società efficientissima ma acritica (e per alcuni ottusa), per la visione che avevamo noi dei turisti giapponesi: tutti disciplinatamente in fila nei musei, nelle chiese, tutti con la macchina fotografica, tutti in viaggi organizzati brevissimi dove si visitava tutto, ora le cose sono cambiate. Siamo passati dalla cartolina concettuale alla cartolina illustrata perfetta, patinata ed evocativa di un senso estetico assoluto.

Io che in Giappone sono stata per la prima volta nel 1990, sono partita completamente sgombra di immagini, avevo solo delle cartoline concettuali, un bagaglio di libri letti e studiati, di ideogrammi e grammatica, di letteratura e una tesi di laurea da portare a termine. Avevo in testa la cultura giapponese, ma nessuna immagine da cartolina. Arrivarci e capire di essere veramente altrove è stato uno schiaffo in pieno viso.
Credevo di parlare la lingua dopo 4 anni di università, e invece ero perduta in un mondo dove facevo fatica ad accostare la mia conoscenza alla realtà di una lingua così complessa. A differenza di adesso, tutto era scritto solo in giapponese: non c’erano caratteri latini che mi potessero aiutare a capire quale treno prendere, quale fosse la strada giusta. Mi sentivo un marziano.

 I luoghi poi: le grandi città con tutti i palazzi apparentemente costruiti senza un piano regolatore, caotici; i fili elettrici, che allora come adesso corrono tra un palazzo e l’altro, tessendo una rete confusa e strana, cozzando contro l’idea di regolarità e perfezione che avevamo di quel luogo prima di andarci.  Poi girando fra le strade affollate, improvvisamente una stradina antica, un tempio: entrando, cambiava il mondo: e venivi colto da un’insolita bellezza, sorprendente, inaspettata, un fulmine istantaneo di felicità. Ci ho messo qualche tempo ad amare questo paese e la sua gente: non me ne sarei liberata mai più.

Vorrei dare un consiglio a tutti, senza presunzione: eliminate le cartoline. Particolarmente dannose sono quelle che ritraggono i ciliegi in fiore, gli aceri in autunno: parchi immensi e deserti. È vero, la natura in primavera e in autunno regala spettacoli meravigliosi ma non è detto che sia così quando andate voi (la natura per fortuna, decide secondo i suoi tempi segreti). E soprattutto, preparatevi ad un bagno di folla!

Leggete, invece, qualche bel libro di autori giapponesi, guardate qualche film o anime d’autore: così potrete avere un assaggio della loro mentalità. E quando arrivate in Giappone fatevi sorprendere. La bellezza appare improvvisa e inaspettata, non è lì che vi aspetta appena usciti dall’aeroporto: ma quando la cogliete, vi entra nel cuore. La bellezza è anche quella delle persone, della loro delicata gentilezza, del loro rispetto verso l’altro prima che verso sé stessi. La bellezza è sempre mista ad un velo di malinconia, direi di nostalgia. La bellezza è la loro cultura profondissima e antica, coltivata segretamente in un paese che per secoli è stato isolato dal resto del mondo. La bellezza è anche cogliere, senza necessariamente capire tutto.

Se farete così, tornerete a casa da un viaggio indimenticabile, e avrete nel cuore la cartolina più bella: quella che avrete disegnato voi.

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Categoria: Carnet

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