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Peru’ 2013: Diario di Viaggio di Mauro – Lima e le Isole Ballestas

27 luglio: Arrivo a Lima
Dopo un lungo sorvolo atlantico tutto sommato confortevole e 25 ore svegli siamo giunti a Lima. Era la sera della vigilia della festa nazionale: il 28 luglio 1821 i peruviani si sono liberati del giogo spagnolo.Serata con il piatto tipico peruviano: il pollo alla brasa…qui dicono che si mangia 10 volte su 7!



28 luglio: Paracas

Partenza alla volta di Paracas, lungo tragitto sulla Panamericana. Il tempo è grigio, nuvoloso, umido, ma sembra essere una caratteristica del luogo e della stagione invernale; non fa freddo, ma si percepisce l’umido anche nei vestiti.

 

 

La periferia di Lima si presenta con alcune colline densamente abitate dove ogni abitante può costruire case con forme e modalità personali, un’accozzaglia di muri che si intersecano in modo caotico.
Usciti da Lima il deserto e l’oceano colmano il paesaggio.
Le persone possono prendere possesso della terra e, se hanno la meglio nelle trattative con la polizia, si insediano recintando parti di deserto e mettendo insieme mattoni crudi per costruire piccoli edifici, dando origine a piccoli paesi in crescita.
Immensi allevamenti di polli richiamano lavoratori dalle Ande, in cerca di possibilità di vita.
Il problema del lavoro è molto sentito, la disoccupazione e il precariato altissimi; i ragazzi si sposano e figliano giovanissimi e spesso vivono sulle spalle dei genitori senza possibilità di affrancarsi dalla famiglia – così ci racconta Juan Carlos, la giovane guida che ci accompagnerà durante buona parte del nostro viaggio.
Giungiamo a Chincha con un traffico caotico. È difficile definirla davvero città: vi sono bassi fabbricati, che ospitano famiglie o attività. I torito o mototaxi sono dappertutto, sfrecciano nel traffico senza nessun ordine.
Osservando ti accorgi che i concetti di benessere, ordine e ricchezza del nostro continente hanno per questa terra presupposti molto diversi.

Dopo circa due ore giungiamo nel deserto di Paracas e nella baia dove ci fermiamo a mangiare vediamo i pellicani, splendidi uccelli meno regali dei cigni ma variegati come colori. Si avvicinano in cerca di facile cibo e si lasciano fotografare placidamente.
Assaggiamo il cebiche, un piatto tipico a base di pesce appena pescato con lime, peperoncino e cipolla. È un piatto semplice, ma splendido, anche grazie al pesce fresco.

 

Dopo pranzo passeggiamo lungo le spiagge oceaniche dove la forza del mare sei fa sentire e gli uccelli volano e scendono in picchiata alla ricerca del pesce.Ci dirigiamo verso la Catedral, uno scoglio altissimo che fino al 2007 (prima del terremoto) era collegato alla terra da un arco, ora crollato. Siamo a picco sulle scogliere di arenaria a 200-300 m s.l.m.; il deserto si espande nell’entroterra a perdita d’occhio, l’aria è pungente e l’umidità altissima.

Torniamo a Paracas per la cena. La cittadina è stata distrutta anch’essa dal terremoto, ma grazie al turismo e alle poche pretese della gente poco alla volta si sta rialzando. È interessante vedere che i contenitori Eternit per contenere l’acqua sui tetti delle case.
C’è ancora il tempo di fermarci in una spiaggia e bagnare i piedi nell’Oceano Pacifico, blocchi di corallo e basalto costellano la sabbia. Cena serale con bis di cebiche. Speriamo domani non piova.


29 luglio
Isole Ballestas
Il tempo sebbene nuvoloso ci presenta il mare calmo: la visita alle Isole Ballestas è possibile.
Ci imbarchiamo su un velocissimo motoscafo, imbottiti di giubbotti arancioni e ben coperti, visto che la barca – al contrario – è
scoperta.
In breve arriviamo al Candelabro che nella versione più accreditata potrebbe essere una specie di faro per le navi che incrociavano l’Oceano, ma non si sa con certezza cosa sia.
Ripartiamo e ci troviamo avvolti da migliaia di uccelli che al nostro lento passaggio tralasciano il pasto avvolgendoci in una nuvola fitta di ogni specie: pellicani, sule, cormorani, zarcilli , che rapidamente prendono il volo.

Il motoscafo prende velocità per giungere a queste isole che chiamano piccole Galapagos. Ci accoglie un leone marino adagiato sulla spiaggia, sotto un arco di roccia.
Le isole, una volta ricche di guano (grande risorsa per la popolazione di Paracas), ora sono solcate dai motoscafi che permettono di osservare le meraviglie che la natura, seppur impervia, offre.
Una coppia di pinguini di Humbolt si corrono incontro sul bordo di una scogliera, mentre una famiglia di leoni marini guarda annoiata la barca che passa. Gli scogli pullulano di centinaia di uccelli delle specie più variegate.

Un trionfo della natura dove noi siamo una curiosa presenza estranea.
Navigando tra archi e ripidi scogli circumnavighiamo le isole per poi fare rapidamente ritorno. Una sorpresa ancora ci attende: una famiglia di delfini ci saluta prima di rientrare in porto.
Partiamo ora verso Nazca, ma prima un paio di soste ci daranno dimensione della cultura locale.

Arriviamo a Ica, sede universitaria e cittadina ben organizzata, patria del Pisco – una grappa di vite e non di graspo. Visitiamo una distilleria dove ci vengono illustrate le fasi della preparazione e segue la degustazione.
Dopo pranzo in breve raggiungiamo l’oasi di Huacachina: in mezzo ad altissime dune desertiche un piccolo laghetto, ove le famiglie in vacanza per la festa nazionale affollano i pedalò e le dune per scendere lungo i ripidi pendii di sabbia con tavole di legno.

 

Ultimo strappo fino alla torre di Nazca, dove possiamo vedere innumerevoli figure, un piccolo assaggio delle famose linee.
Il giorno dopo avremmo dovuto sorvolare la zona per ammirarle, ma la nebbia ce l’ha reso impossibile.
La visita al museo Antonini che ci permette un contatto con la cultura Nazca conclude una giornata molto intensa.

 

Nazca in quechua vuol dire sofferenza, il dolore di una terra senz’acqua a portata di mano, un popolo che si affida agli dei che dall’alto guardano e concedono la pioggia.
Linee come sentieri verso luoghi sacri, linee come indicazioni di una mappa astrale e dei cicli del sole e degli astri; la reale e completa funzione di queste linee forse non la sapremo mai.

……..continua……..

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