TITLE

DESCRIPTION

Peru’ 2013: Diario di viaggio di Mauro. Cuzco: la zona sacra Inca e terra di solidarietà!

5 agosto
Si parte alla volta della zona sacra Inca. Il trasferimento è lungo, ma alcune tappe ci permetteranno di spezzarlo.
Arriviamo a Sillustani, un luogo dove vi erano i luoghi di sepoltura della cultura Colla, di cui si sa molto poco.
I tumuli sono basse costruzioni circolari in pietra, ma le strutture Inca sono molto più alte e forma di bicchiere, sovrastano il
panorama.
Il luogo è splendido, pervaso da un silenzio magico; dalla sommità del promontorio si vede l’ansa del fiume Umayo, dove si innalza un’isola, probabilmente una Intihuatana da cui i sacerdoti leggevano le stelle.
Si riparte e ci fermiamo ad Atuncolla, un villaggio composto da piccole fattorie strutturate in piccoli cortili e casette monostanza dove si svolgono le varie funzioni abitative. Dalla camera da letto alla cucina i muri sono tutti in mattone crudo e i tetti in paglia. Molto curiosi sono i copertoni utilizzati come parafulmine.
Vivono di pastorizia e agricoltura e vendono i tessuti prodotti.
Passiamo per Juliaca, una caotica città in piena fase di sviluppo: strade spesso sterrate, interi viali con case in costruzione, traffico disordinato. Vi sono pochissime vetture private, quasi tutto il trasporto è condiviso in mototaxi o in pullmini stracarichi, che si spostano senza linee predeterminate.
Ci fermiamo a Chalapuca, una comunità di donne peruviane che lavorano la lana di alpaca, un’occasione importante per creare un’attività privata che permetta loro di crearsi un’autonomia, sottraendosi a situazioni di violenza e sfruttamento.
Ci feriamo nella rotonda di un paese Yaniri, dove troviamo una serie di banchetti sopra i quali è appoggiato un fagotto: è il Cancacho, ovvero pecora cotta alla brace e infagottata in carta e stoffa. Ce ne servono alcuni pezzi, insieme alle patate alla brace. Il sapore è intenso e salato, ma decisamente gustoso.

 

Si riparte verso il Paso de la Raja a 4539 m, sede del sito Inca.
Arriviamo a Ragoi, città Inca attraverso la quale passava uno dei cammini stradali ancora oggi perfettamente conservati.
Sono maestose le strutture del tempio, sorretto da colonne e diviso in due: la parte maschile e la parte femminile.
Magazzini, l’Ushu con le abitazioni dei sacerdoti fanno pensare ad un sito molto importante.
Veniva prodotta anche ceramica, che è ciò che significa il nome.

Le ultime ore ci fiaccano, siamo sfatti. Ma siamo arrivati a Cusco.
Malgrado la stanchezza e dopo una splendida zuppa di verdura troviamo la forza di ripartire a piedi per assaporare l’atmosfera notturna di questa città.
Le luci della notte illuminano i mitici muri Inca, la statua dorata di Ataualpa domina la plaza del Arma.
E’ una piazza maestosa, affascinante, circondata da portici con la cattedrale e la chiesa dei gesuiti che vi si affacciano. Siamo nella terra del sincretismo religioso, anni di dominio spagnolo non sono riusciti a cancellare le tradizioni antiche e lo respiri fin dalla prima sera

 

6 agosto
Siamo nella capitale Inca, ospitati al Caith Centro di Appoggio Integrale alle Lavoratrici Domestiche; é un programma di assistenza promosso da una carismatica signora italiana, che da anni si dirige a giovani donne, con l’obbiettivo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro attraverso un programma di educazione creato appositamente per le lavoratrici domestiche.
Ci lascia molto a malincuore Juan Carlos, ci dirigiamo a Tambomachay (non è il nome Inca), tempio dell’acqua che fortunatamente non è stato distrutto dagli spagnoli, che non si erano infatti resi conto che in realtà fosse un tempio della fertilità. Le donne Quechua seguono ancora quella tradizione. Le nicchie presenti accoglievano statue di divinità e mummie sacrificali.
Il sacrificio umano era un privilegio molto grande in quanto permetteva di raggiungere gli dei.
Vediamo anche Pukapukara una fortezza rossa il cui nome originario era Tambo.
Gli Inca non conoscevano la scrittura, ma usavano i quipu che erano degli appunti della storia, non scritti, ma un insieme di cordicelle annodate, distanziate in modo sistematico tra loro e legate a una corda più grossa e corta che le sorregge, che permettevano di riassumere con un codice ormai perduto fatti, date e probabilmente dati commerciali
Molti luoghi si chiamavano Tambo, ovvero luogo tranquillo. I Tambos erano delle stazioni di cambio per i messaggeri, ma anche dei luoghi che potevano fungere da tappa per i pellegrini. In ognuno, inoltre, abitavano 15-20 messaggeri, in modo che all’occorrenza fosse facile organizzare rapidamente un esercito.
Da Cusco uscivano quarantadue strade ogni 10-15 km, c’era un Tambo e i casco,i messaggeri – correvano da un posto all’altro per portare oggetti o messaggi; in un giorno riuscivano a far percorrere fino a 250-300 km. Ai messaggi o alle merci da trasportare.
Arriviamo a Qenqo, tempio molto importante: nel giorno del solstizio d’inverno, dalle 7.05 alle 7.12, si crea un effetto di luce tra l’alba e la pietra principale che dà origine alla figura di un puma. Questa pietra non venne distrutta dai cattolici, perché non capirono cosa fosse realmente. Sotto di esso vi era un tempio alla Pachamama.
Il percorso obbligato per arrivare al tempio prevedeva un passaggio a tre curve, infatti questo numero era molto significativo per gli Inca. Essi dividevano il mondo in tre parti: il mondo del cielo, il mondo odierno e il mondo dell’aldilà. Il condor era un messaggero tra la terra e il cielo, viene rappresentato nel mondo degli dei – Hanan Pacha. Il puma era l’animale della foresta, simbolo del mondo dei vivi – Kay Pacha.
Il serpente era la figura caratterizzante del mondo dell’aldilà – Uku Pacha.
Il numero 3 rappresentava anche la legge: non devi essere un ladro, non devi essere bugiardo, non devi essere pigro. La Chaqana rappresentava il calendario con due solstizi e due equinozi, il mondo degli Inca il cui centro è il Cusco.  Cusco e non Cuzco, nome dispregiativo imposto dagli spagnoli che indicava il cagnolino.
Si riparte alla volta del più grande tempio di Cusco, Sachsaywaman, adagiato sulla cima di una collina, voluto da Pachacute, l’imperatore che fece ricostruire la città. Il significato è testa pietrosa. Ogni giorno ventimila persone lavoravano al sito e ci sono voluti più di settant’anni per la sua costruzione. Le cave si trovavano a 1-2 km di distanza e i massi venivano portati al cantiere facendoli rotolare sui tronchi e utilizzando 20 persone/tonnellata. La scultura dei massi è stata fatta con pietre come la diorite. I muri sono estremamente precisi, tondeggianti forse a ricordare la forma dei chicchi di mais. Si suppone abbiano usato scale in pietra e  terrapieni per portare i massi in posizione. Il tempio è dedicato al sole, durante il solstizio si radunavano fino a duecentomila partecipanti. È costruito su tre livelli; la forma a zig zag rappresenta i denti del puma.

Scendiamo storditi dalle dimensioni immense del tempio e ci dirigiamo al mercato di San Pedro, molto simile come caratteristiche a quello di Arequipa.

La nostra mattina termina con la visita dei resti del tempio del sole di Qolikancha, sulla cui struttura è stata eretta una chiesa Domenicana. Una sala è rimasta intatta dopo le devastazioni spagnole: si tratta del luogo in cui gli Inca ponevano uno specchio concavo in argento, che nel giorno del solstizio incendiava con i raggi riflessi un legno sacro posto in un bacile d’oro. Era il fuoco sacro che veniva distribuito a tutti e li accompagnava per un anno.

Gli effetti della distruzione perpetuata dagli spagnoli si risentono molto, soprattutto in contrasto alla maestosità dell’architettura e il forte legame con la natura che aveva questo popolo.

A pranzo assaggiamo il cuj…e il modo in cui viene servito ci lascia di sasso! È un porcellino d’India cotto intero su un piatto.
Nel pomeriggio decidiamo di partecipare ad un rito di ringraziamento alla Pachamama con un curandero  Quechua di nome Virgilio.
L’incontro avviene presso il mercato di San Pedro. Acquistiamo un pacco preparato per il Pago, offerta alla Pachamama: un feto di lama essiccato, vino, Porto, profumo, incensi di vario tipo.
Corriamo dietro Virgilio, un uomo piccolo con un viso buono che cammina veloce per acquistare ancora un’oncia di foglie di coca e petali bianchi e rosa di rosa. Accettiamo la sua proposta di effettuare il Pago a casa sua e saliamo su un pullmino pubblico, che ci porta sulla cima di una delle colline che domina Cusco.
La scalinata per arrivare è infinita, ci arrampichiamo sulla terra e finalmente arriviamo a casa di Virgilio. Un cane ci accoglie e la casa-camera di Virgilio è pronta per il rito. Vediamo la terra, un letto, un tavolo, una canalina da cui arriva l’acqua piovana e all’osservazione si mischiano tanta emozione e curiosità. Partecipiamo al rito in quattro: Paola, Mauro, Antonella e Sergio, compagni di follia. Dopo le foto di “rito” con poncho e cappello inizia la cerimonia. Si prepara la mesa la terra é presa nell’orto e messa nella …?
È una cerimonia di purificazione, durante la quale a turno veniamo purificati con il profumo e tre nostri soffi. Concentriamo la nostra forza ed energia all’offerta. Beviamo il vino dalle conchiglie e poi lo offriamo alla terra e osserviamo e partecipiamo a ciò che Virgilio compie. La fede Inca e la fede cristiana si incontrano attraverso le preghiere di offerta alla Pachamama e di richiesta agli Apu, protettori di questa terra, di accompagnarci e sostenerci nel nostro viaggio in Perù e nel nostro ritorno a casa.
Sulla conchiglia della Pachamama si depongono una dopo l’altra le offerte: caramelle, biscotti, più di 15 tipi di semi, riso, granturco, incenso, feto di lama, le foglie di coca e i petali delle rose. È una cerimonia gioiosa di ringraziamento e di nutrimento. La Madre terra ci nutre e noi nutriamo lei: è uno scambio così come la religione Inca insegna.
L’offerta viene poi impacchettata e legata con uno spago e, dopo una nostra preghiera personale alla Madre terra, Mauro e Virgilio, con un piccone, preparano un buco nell’orto dove la deponiamo. Su questa, uno dopo l’altro, gettiamo una manciata di foglie di coca, i petali di rosa e, infine, riponiamo la terra spostata e copriamo il buco in cui è stata deposta l’offerta. L’ultimo ringraziamento viene fatto irrigando la terra con il vino rimasto e poi ognuno di noi lascia alla terra la sua impronta del piede come sigillo dell’unione, che attraverso questa cerimonia abbiamo stabilito con la Pachamama e la terra del Perù.
Un rito antico ancora oggi attuale e vissuto da questa popolazione, i Q’ero, discendenti diretti degli Inca, che ricevono e offrono in un perpetuo scambio di doni.

 

….continua….

Lascia un commento

Prossime partenze

Viaggi a partire dal: 19-10-2017
  • marocco ifni gzira plage Partenza: 21/10/2017 - Rientro: 05/11/2017
    La frontiera sahariana: là dove il deserto sprofonda nell'infinito oceano
  • Birmania Partenza: 27/10/2017 - Rientro: 11/11/2017
    Speciale Festival delle Mongolfiere a Taunggyi
    Terra dorata di pescatori, monaci, tribù etniche: un viaggio d'incontro
  • senegal sine saloum12 id45_2016 Partenza: 28/10/2017 - Rientro: 05/11/2017
    Il Senegal della diversità: riserve naturali, ospitalità e consapevolezza
  • Cuba Partenza: 04/11/2017 - Rientro: 19/11/2017
    Dall'Havana a Santiago, dai sogni del Che alle spiagge dorate
  • senegal parco djoudj pellicani Partenza: 11/11/2017 - Rientro: 19/11/2017
    I Parchi nazionali e non solo... il paradiso, a nord di Dakar

VIAGGI SOLIDALI

Società Cooperativa Sociale Onlus
P.zza della Repubblica, 14
10152 TORINO
Tel: 011-4379468
Email: info@viaggisolidali.it
P.IVA: 08998700010

Silver medal, best Innovation
by a Tour Operator


DOCUMENTAZIONE

Assicurazioni viaggiatore
Contratto di viaggio
Copyright

Rea: TO 10818
Albo delle Cooperative: A161747 del 05/01/2005
Lic. Ag. Viaggi n. UL/2005/65/7 del 12/05/2005
Assicurazione RCT/RCO: UNIPOL polizza 149563032
Polizza insolvenza: CBL Insurance Europe

Privacy Policy

SIAMO SOCI DI



ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Registrandoti alla Newsletter acconsenti alla nostra Privacy Policy