LA MIA CUBA

Diario di viaggio di Alessia Carlotta Fiandaca

Ecco il diario di viaggio scritto con il cuore, dall’isola caraibica del Che e di Fidel “La mia Cuba” della nostra viaggiatrice Alessia Carlotta Fiandaca che con le sue parole ci trasmette tutta l’intensità del suo viaggio-esperienza di questo inverno (febbraio 2017) in terra cubana.

Di seguito, per voi una selezione di pensieri tratti dal suo diario… Buona lettura!!!

“Cuba è calore, contraddizioni, rispetto, è Fidel e Che Guevara, è il ballo, l’amicizia, l’amore; è la sua rivoluzione, la sua natura, il suo popolo e le sue tradizioni.

[…]

Mangiare e dormire a Cuba
Ricordo con affetto ogni proprietario di ogni casa particular in cui ho dormito, mi sono sentita veramente a casa. La coppia di ragazzi “ricchi” di Camaguey, con quella villa anni ’50 ereditata dai genitori di lui. Aspettavo la colazione in quel patio e mi sembrava di essere in un film; lei andava a lavorare, carinissima e dolcissima, lui anche, ma prima ci avrebbe aiutato con le valigie. Doña Ana a Santiago, la prima che mi ha aperto casa, con suo marito e la cagnolina che si grattava perché mangiava troppi dolci; Doña Tita, a L’Habana che mi ha premurosamente steso al sole e poi piegato per bene e riposto sul letto tutte le mie calze e le mutande, il costume, teli e parei che avevo steso a caso in camera ancora umidi dalla tappa di Trinidad dove ha piovuto fortissimo la sola volta che avevo lavato e steso per bene. Doña Aracelis, che a Viñales mi ha fatto sentire libera, felice, a casa: meglio che a casa. Le ragazze de L’Habana, Lily e Laurie, meravigliose, si svegliavano alle 5, e via a preparare la colazione per noi, e poi la cena e poi di nuovo la colazione. Mi svegliavo presto, chiacchieravamo sulla porta di casa, in strada, guardando la città che si sveglia. Le cene e le colazioni, ma anche i pranzi in giro, sono stati tutti incredibilmente buoni, abbondanti, vari, deliziosi. C’era sempre di tutto su quel nostro tavolo lungo lungo, ma d’altronde abbiamo avuto anche veri e propri chef a cucinare per noi (Albertijo a L’Habana, per esempio) o prenotazioni in bellissimi ristoranti.

[…]

Il Che
“L’est di Cuba è meraviglioso”, ci dice una ragazza di Santa Clara, la città del Che. Siamo arrivati a una delle giornate più importanti del viaggio, la visita al Mausoleo e al Museo del Che Guevara. L’incontro con il Mausoleo del Che mi ha cambiata; la fiamma perenne, quelle tre lettere “CHE”, e silenzio. Lui riposa lì, con i suoi guerrilleros, tutti ricordati con il nome di battaglia. Ancora emozioni, ancora brividi, ancora lacrime.
Il museo è uno scrigno di immagini, fotografie, momenti, frasi, libri, vestiti, strumenti da medico, armi; era un medico, un rivoluzionario, un guerrigliero, un uomo bellissimo, sorridente, forte, un esempio, per una nazione intera. Sono rapita, affascinata; l’amicizia con Fidel, il coraggio.
Resto ancora un po’ a piangere, di fronte a quelle foto, al suo sorriso nella foto con Fidel e Raul Castro; quanto deve aver sofferto lui, con quell’asma, con quel clima. Per quello poi ha scelto quella bella casa con quella bella vista a L’Habana, con aria più fresca e un po’ più sana, dove ho visto uno dei tramonti più belli della mia vita.
Emozioni differenti e disparate lungo tutto il viaggio; a Santiago anche la visita alla Caserma Moncada è stata intensa: Condannatemi. Non importa. La storia mi assolverà” 16 ottobre, 1953 Fidel Castro. Tanta violenza, tanto eroismo, tanto coraggio. La data dell’assalto, 26 luglio si vede dipinta in giro per Cuba esattamente come Che e Fidel, e spesso accanto alla bandiera cubana che ha tanti bei significati sventola anche quella del 26 luglio.

[…]

Tutto quello che mi è rimasto
Tutte le persone che ho incontrato sulla mia strada a Cuba, per una cosa o l’altra mi hanno insegnato o lasciato qualcosa, come credo e spero di aver fatto io con loro. È stato uno scambio culturale ed emozionale. Antonio e il suo amore sfrenato per questa terra, questo popolo e la sua storia, per Fidel e per il Che, che si commuove insieme a noi davanti alla tomba di Fidel mentre gli scatta la sua prima foto e al Barrio Pogolotti durante la canzone che ha accompagnato il lider maximo nel suo ultimo viaggio; ma anche in molte altre occasioni, l’ho visto commosso.
Ha la rivoluzione nel sangue, mezzo cubano, mezzo italiano, la parte più nascosta. Un idealista puro, gran carattere, grande forza, grande stima, e grande fonte di ispirazione. Tonina e Ignazio, meravigliosi compagni di viaggio, di esperienze e di emozioni: noi tre siamo viaggiatori, non turisti, c’è una bella differenza. Li porto stretti nel mio cuore al pari dei cubani, che mi hanno letteralmente rubato il cuore.
Infine il mio tatuaggio. Per caso sono capitata da Pablo, appassionato di arte, arti marziali, bonsai e Bruce Lee, oltre che di tatuaggi, soprattutto. È l’ultima sera, ed eravamo tutti insieme mentre mi facevo tatuare da Pablo, in quella casetta in una calle periferica della Habana: Tonina, che riprendeva e fotografava tutto, Ignazio che mi ha lasciato finire la sua bottiglia di rum regalatagli da José per il suo compleanno, José e l’amico di Pablo.
Un’esperienza unica: e alla fine mi sono tatuata la firma del Che Guevera con la stellina solitaria. In quel tatuaggio c’è tutto il viaggio, le persone, la natura, i luoghi. Mi porto tutto dentro, anche le guide, bravissime e preparatissime, che abbiamo incontrato, al Cemiterio Efigenia, agli orti botanici, al Quartier Moncada, al Teatro.
Ho chiare anche le immagini dei ragazzi che ballano break dance al parco, in quella pausa relax prima di andare alla Casa Museo del Che a vedere il tramonto e la sera del compleanno di Ignazio, con quella torta colorata a Viñales.
Sono tornata a Milano diversa, più ricca, con più cose anche se con meno cose, di sicuro con meno soldi, ma con più ricordi ed emozioni. Con un porta-pillole vuoto di medicine, ma pieno di orecchini regalati da Tonina, con nuovi amici e nuove amiche, cubani e italiani, con il cuore gonfio di gioia e forse più sano di prima, con più forza e coraggio, umiltà e orgoglio, che sono tra le bellezze e i patrimoni di questa incredibile isola che è Cuba, che mi ha salvata e ridato la vita.”

 Fonte: La mia Cuba di Alessia Carlotta Fiandaca

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